Pensioni d’oro, taglio sopra 4500 euro netti. Ma non nel decreto fiscale. E il miliardo atteso è illusorio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 ottobre 2018 13:52 | Ultimo aggiornamento: 16 ottobre 2018 13:52
Pensioni d'oro, taglio sopra 4500 euro netti. Ma non nel decreto fiscale. E il miliardo atteso è illusorio

Pensioni d’oro, taglio sopra 4500 euro netti. Ma non nel decreto fiscale. E il miliardo atteso è illusorio

ROMA – Un intervento sulle “pensioni d’oro, sopra i 4.500 euro mensili, in modo da rimodulare i trattamenti pensionistici più elevati e renderli più equi in considerazione dei contributi versati”:  lo stringato comunicato di Palazzo Chigi in effetti è il solo documento dove il taglio è messo nero su bianco. Si presume dai 4500 euro netti in su, anche perché è questa la soglia reddituale che è servita per le simulazioni e le previsioni di gettito che ne deriverebbero.

Il vicepremier Luigi Di Maio così si è espresso in proposito: “Abbiamo chiuso il lavoro sui tagli delle pensioni d’oro e ci andiamo a prendere 1 miliardo di euro da quei pensionati che non hanno versato neanche un decimo di quello che stanno prendendo”. Abbiamo chiuso? Un miliardo? Un decimo di quello che stanno prendendo? Non risulta.

Il provvedimento è stato annunciato ma il collega/competitor Matteo Salvini ha preteso che non fosse inserito nel decreto fiscale, peraltro in misura parecchio annacquata rispetto ai tre miliardi invocati dai grillini: significa che se ne riparlerà, che il Parlamento potrà modificarlo in tutto o in parte, in sintesi che l’accordo non è chiuso.

Quanto al miliardo di incasso in tre anni immaginato da Di Maio, per ora resta nel libro dei sogni: il presidente dell’Inps Boeri ha parlato di 150 milioni di risparmi su una platea di circa 30mila pensionati, tutte le altre istituzioni ascoltate, non si discostano da questi numeri.

Infine, a proposito di equità e lotta ai privilegi, suona del tutto stonato il riferimento di Di Maio a quei presunti pensionati d’oro che avrebbero versato un decimo di quello che prendono: a livello attuariale complessivo si calcola un 20/25% di spread, di squilibrio contributivo, tra contributi versati e assegni percepiti, quota che necessariamente scende (in media al 5%) per le pensioni più ricche, per la semplice ragione che “il nostro sistema prevede rendimenti decrescenti sulle contribuzioni più elevate”.