Pensioni d’oro, d’argento, di bronzo… di legno: il governo pensa a bloccarle

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Agosto 2013 16:46 | Ultimo aggiornamento: 21 Agosto 2013 16:47
Pensioni d'oro, d'argento, di bronzo... di legno: il governo pensa a bloccarle

Enrico Giovannini (LaPresse)

ROMA – È in vigore dai tempi del governo Monti, dalla riforma Fornero delle pensioni datata dicembre 2011, un provvedimento che blocca l’adeguamento al costo della vita delle pensioni da 1486 euro in su: è il blocco della perequazione, della rivalutazione calcolata sull’inflazione dell’assegno che tutti i pensionati prendono a fine mese.

Si tratta di un provvedimento temporaneo del governo Monti, un provvedimento inserito nel decreto “Salva Italia”, varato per tappare un buco nelle casse dello Stato.

Il governo sta pensando di procrastinare questo blocco, che scade a dicembre 2013, o meglio di prolungarlo in maniera differenziata e progressiva a seconda del reddito: un pensionato da 1.500 euro al mese dovrà aspettare ancora un anno per vedere la propria pensione adeguata all’inflazione. Un pensionato da 3.000 due anni, e così via.

È un’idea del ministro del Lavoro Enrico Giovannini e del governo per trovare soldi per le pensioni minime, quelle pari o inferiori a 500 euro al mese. Una mossa che è stata pensata dopo che la Corte Costituzionale ha bocciato il contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro, perché “discriminatorio”, visto che riguarda solo i pensionati e non tutta la platea dei contribuenti.

Quel contributo, del 5, del 10 e del 15% a seconda degli scaglioni da 90 mila euro in su, era stato introdotto da Giulio Tremonti, nel luglio del 2011 ministro dell’Economia del governo Berlusconi.

Ma qui si bloccano le pensioni d’oro, quelle da 20 mila euro al mese, le pensioni d’argento, da 5 mila euro al mese, le pensioni di bronzo, da 3 mila euro al mese, e anche le pensioni “di legno” da 1.500 euro al mese.

L’altra ipotesi è la proposta dell’ex premier Giuliano Amato e dell’esperto Mauro Marè: calcolare, nelle pensioni “più alte” a partire da una certa cifra (90 mila? 150 mila?), quanta parte della pensione viene dai contributi versati e quanto viene dal sistema retributivo. Sulla differenza, tagliare una parte che poi confluirà in un fondo che servirà a finanziare le pensioni più basse. Ad esempio: se incasso una pensione da 8.000 euro, ma la somma dei miei contributi mi darebbe diritto a 5.000 al mese, una parte di quei 3.000 euro di differenza mi viene tassata. Un’ipotesi che però si scontra con un problema tecnico:

“non è possibile ricostruire nel dettaglio la storia contributiva delle persone prima del 1974 nel settore privato e prima del 1996 in quello pubblico perché l’informatizzazione è arrivata solo dopo”.

Quindi ecco perché il blocco della rivalutazione per le pensioni d’oro, d’argento, di bronzo e di legno è la strada che percorrerà il governo.