Pensioni. Padoan (Renzi lo striglia): diritti pensionati optional, Corte incoscente

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Maggio 2015 9:40 | Ultimo aggiornamento: 22 Maggio 2015 12:17
Pensioni. Padoan contro i giudici: "Dovevano valutare i costi". Renzi lo corregge

Pensioni. Padoan contro i giudici: “Dovevano valutare i costi”. Renzi lo corregge

ROMA – Le pensioni hanno fatto scattare un battibecco a distanza fra Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan sulla sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato fuori legge il blocco della perequazione. Sembra uno sketch dei fratelli De Regibus: con uno che finge di rintuzzare l’altro strizzando l’occhio, perché tutti in una parte dello Stato e di un certo giro di mondo sono davvero convinti della tesi che la Costituzione sia flessibile, subordinata agli interessi di bilancio. Si tratta di una tesi che trova sostegno giuridico in giuristi illustri come Sabino Cassese e può essere l’avvio di una deriva molto pericolosa.

La tesi giusta di quei mondi è quella di Cassese e Padoan: il diritto dei cittadini è soggetto ai bisogni del sovrano, siamo tornati indietro di un paio di secoli in Italia e in Francia, di quasi 4 in Inghilterra.

La Costituzione non dice quello che l vogliono far dire gli uomini del Tesoro ma prevedendo casi come la sentenza sulle pensioni stabilisce che il Governo deve tagliare altri spese. E nel bilancio dello Stato italiano gli sprechi abbondano e come…

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che è un po’ più accorto, politicamente del suo ministro, ribadendo il massimo rispetto per le decisioni della Corte Costituzionale, ha in pratica corretto e attenuato le perplessità del suo ministro dell’Economia sulla sentenza. Pier Carlo Padoan, in una intervista a Repubblica, che è ormai diventata la gazzetta portavoce del Tesoro, non è convinto della bontà della tesi dei giudici (“valutiamo le leggi, non l’economia”) per cui non sono tenuti, come nel caso dello stop al blocco delle indicizzazioni degli assegni pensionistici oltre tre volte il trattamento minimo, a valutare i costi finanziari della sentenza né l’impatto sui conti pubblici.

Matteo Renzi si è impegnato così a disinnescare la miccia di un potenziale conflitto istituzionale. Ma parole e convincimento di Padoan restano agli atti nell’intervista di Fabio Bogo e Federico Fubini per Repubblica. Tanto più, se si considera che alcune ricostruzioni giornalistiche, dando conto della spaccatura all’interno della Corte risolta solo con il doppio voto del presidente, riferivano dello sconcerto di alcuni membri quando si sono accorti che l’impatto complessivo dei rimborsi veniva valutato circa 18 miliardi, contro gli appena due stimati all’interno della camera di consiglio. Dice Padoan:

La Corte Costituzionale sostiene di non dover fare valutazioni economiche sulle conseguenze dei suoi provvedimenti e che non c’era una stima dell’impatto. Non so chi avrebbe dovuto quantificare il costo, ma rilevo che in un dialogo di cooperazione tra organi dello Stato indipendenti, come governo, Corte, ministri e Avvocatura sarebbe stata opportuna la massima condivisione dell’informazione. Se – aggiunge – ci sono sentenze che hanno un’implicazione di finanza pubblica, deve esserci una valutazione dell’impatto. Anche perché serve a formare il giudizio sui principi dell’equità. Questo è mancato e auspico che in futuro l’interazione sia più fruttuosa. (La Repubblica).

Per questo Renzi, a margine del vertice sul partenariato orientale, è tornato sulla questione, anche per non apparire come il capo di un Governo che intende sottomettere l’autonomia del massimo organo costituzionale alle esigenze dell’esecutivo: “Lavoriamo nel massimo rispetto e raccordo istituzionale: abbiamo rispettato la sentenza della Corte costituzionale e ora si tratta di lavorare insieme perché i segnali di ripresa, che ci sono, possano irrobustirsi”.