Pensioni, perequazioni. Giudice a Inps: risarcite tutto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 Settembre 2015 10:44 | Ultimo aggiornamento: 16 Settembre 2015 10:48
Perequazione pensioni. Gudice dice: Inps deve ridare tutto

Perequazione pensioni. Giudice dice: Inps deve ridare tutto

ROMA – I risarcimenti per la mancata perequazione sugli assegni pensionistici vanno pagati per intero, non un pezzo come ha deciso il Governo Renzi: un altro tribunale ha dato ragione al pensionato che, sulla base di quello che stabilisce la Corte Costituzionale, ha chiesto ed ottenuto dall’Inps il pagamento di tutto il dovuto.

E l’Inps, che poteva opporsi al decreto ingiuntivo di pagamento non l’ha fatto: in pratica aule di tribunale e stesso ente di previdenza pubblico smentiscono il presidente del Consiglio sui cosiddetti bonus che solo parzialmente bonificavano e risarcivano.

Il sito di Salvatore Primiceri ci informa sui dettagli legali della sentenza con cui il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere restituisce la speranza a tutti i pensionati colpiti dalla mancata perequazione.

Anche il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere accoglie un ricorso per ingiunzione di pagamento proposto nei confronti dell’INPS e volto ad ottenere il pagamento della perequazione del trattamento pensionistico non corrisposta negli anni 2012 – 2013 per effetto della Legge Fornero, poi dichiarata costituzionalmente illegittima dalla Corte Costituzionale.

Il ricorso è stato proposto da un pensionato assistito dall’Avv. Vincenzo Ferrò, lo stesso legale che pochi mesi fa aveva ottenuto dal Giudice del Lavoro del Tribunale di Napoli il primo Decreto Ingiuntivo emesso nei confronti dell’INPS in tale materia.

Il Giudice del Lavoro del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (CE) ha concesso il Decreto Ingiuntivo in forma non immediatamente esecutiva; conseguentemente l’INPS avrebbe potuto proporre opposizione entro 40 giorni dalla notifica dello stesso, ma non l’ha fatto. In tal modo il Decreto Ingiuntivo è diventato definitivamente esecutivo il 10 settembre ed ora all’INPS non resta che pagare al pensionato le somme ingiunte dal Giudice.

Perché l’INPS, pur avendone avuto facoltà, non ha proposto opposizione? “Pur ritenendo di poter formulare differenti ipotesi in merito alla mancata opposizione da parte dell’INPS – spiega lo stesso avvocato Ferrò – quella che ci appare maggiormente verosimile è costituita dall’implicito riconoscimento, da parte dell’Ente previdenziale, della effettiva sussistenza, in capo al pensionato, dei diritti da noi invocati nel ricorso. Tali diritti scaturiscono dalla ben nota Sentenza n. 70/2015, con la quale la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della Legge Fornero, laddove quest’ultima ha previsto il blocco della perequazione dei trattamenti pensionistici relativamente agli anni 2012 – 2013, determinando in tal modo un danno che i pensionati potrebbero continuare a subire nel corso di tutta la vita pensionistica, in virtù dell’effetto “trascinamento” determinato dalla mancata perequazione della pensione nel biennio in esame e della conseguente esclusione della stessa dalla base di calcolo”.

La mancata opposizione da parte dell’INPS assume dunque particolare valenza in merito all’effettiva sussistenza dei diritti dei pensionati che sono stati evidentemente ritenuti fondati e riconosciuti anche dall’INPS. “Il comportamento processuale dell’Ente – prosegue Ferrò – ingenera molti dubbi in merito alla legittimità costituzionale del “Decreto Renzi”, il Decreto Legislativo n. 65, convertito dalla Legge 109/2015 e con il quale il Governo, asserendo di voler adempiere alla pronuncia della Consulta, ha, invece, da un lato reiterato la stessa Legge Fornero e dall’altro ha solo parzialmente adempiuto al Giudicato Costituzionale, riconoscendo agli aventi diritto una perequazione in misura percentuale, definita simpatico bonus dal Presidente Renzi; il bonus previsto dal Governo si è, comunque, rivelato insufficiente e non certo idoneo ad adeguare le pensioni al reale aumento del costo della vita”.

Non vi è dubbio che la mancata opposizione da parte dell’INPS al Decreto ingiuntivo ottenuto dal pensionato assistito dall’Avv. Ferrò possa contribuire alla definizione di nuovi scenari, se non a creare addirittura un possibile precedente.
L’acquiescenza da parte dell’INPS al Decreto del Giudice di Santa Maria Capua Vetere, va infatti ad assumere un particolare significato e potrebbe confermare la tesi, strenuamente sostenuta dall’Avv. Vincenzo Ferrò, dell’illegittimità costituzionale consequenziale del D.L. 65, laddove questo reitera, in parte o pro-toto, i contenuti di una Legge già dichiarata incostituzionale, violando, contestualmente, i diritti acquisiti nel corso degli anni dai pensionati, disattendendone le legittime aspettative.
“Per questo motivo – conclude l’Avv. Ferrò – stiamo continuando a batterci senza sosta in tutti i Tribunali d’Italia. (AgoraVox, dal Sito di Salvatore Primiceri).