Pensioni più basse dal 2016. E si dovrà lavorare di più

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 luglio 2015 7:30 | Ultimo aggiornamento: 7 luglio 2015 20:32
Pensioni più basse dal 2016. E si dovrà lavorare di più

(Foto di repertorio)

ROMA – Con i nuovi coefficienti la pensione si riduce e per avere lo stesso assegno bisogna lavorare qualche anno in più. E’ un ritratto amaro quello delle pensioni degli italiani tratteggiato Domenico Comegna sul Corriere della Sera.

L’ultimo taglio agli assegni di previdenza arriverà il prossimo anno, quando scatteranno i nuovi coefficienti che trasformano in rendita il capitale accumulato con il versamento dei contributi nel corso della vita lavorativa.

Spiega Comegna:

“Rispetto ai valori vigenti (fine a fine anno) , i nuovi coefficienti fanno registrare una riduzione che a seconda dell’età di accesso alla pensione, varia da un minimo dell’1,35 a un massimo del 2,50%. Un calo comunque modesto, se si pensa che rispetto a quelli originari della riforma Dini del 1995, sono calati complessivamente di oltre il 12% ed è questo calo, evidentemente, che produce il taglio alle pensioni. La soluzione? Occorre lavorare di più. Perché è soltanto restando al lavoro qualche anno in più che si realizzano performance migliori in termini di pensioni più consistenti”.

Dall’anno prossimo, quindi, per l’esattezza dal 1° gennaio 2016 scattano i nuovi coefficienti per il calcolo della pensione con il criterio contributivo. Spiega ancora Comegna:

“La revisione dei coefficienti, legati all’età alla quale si va in pensione (sono più bassi se si esce dal lavoro prima e più alti se si esce dopo), è stata prevista a fronte dell’allungamento della vita media. Ipotizzando che si riceve l’assegno per più tempo, a parità di età di uscita dal lavoro, l’importo, legato ai contributi versati nella propria vita lavorativa, sarà più basso. La revisione scatta automaticamente ogni tre anni e scatterà ogni due anni a partire dal 2019.

È noto ormai che le pensioni saranno sempre più magre. Come detto, i nuovi coefficienti, rispetto a quelli originari della riforma del 1995 sono calati di oltre il 12% ed è questo calo, evidentemente, che produce il taglio alle rendite. Non c’è niente da fare: bisogna lavorare più a lungo.Per ottenere la stessa pensione che con i coefficienti originari (riforma Dini) si poteva incassare a 65 anni, ora occorre restare sul posto di lavoro 4 anni in più, fino a 69 anni. Altro esempio. Per intascare lo stesso assegno che sempre con i coefficienti originari del 1996, si poteva ottenere a 60 anni, ora bisogna lavorare ancora 5 anni, fino a 65 anni. Decisamente meno marcata la differenza tra i coefficienti di oggi e quelli in vigore dall’anno prossimo. In ogni caso, a parità di età, l’assegno Inps sarà più leggero di circa il 2%”.