Pensioni, Poletti: Uscite anticipate senza grandi tagli

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Settembre 2015 9:41 | Ultimo aggiornamento: 2 Settembre 2015 10:27
Pensioni, Poletti: Uscite anticipate senza tagli/contributi

Pensioni, Poletti: Uscite anticipate senza tagli/contributi

ROMA – La revisione della legge Fornero, consentire cioè uscite anticipate, si deve fare, ribadisce il ministro Poletti, ma non a costo zero, come sostiene il presidente dell’Inps Tito Boeri (e la stessa Fornero “pentita”). Cioè lo Stato ci deve mettere i soldi, non può pensare di finanziare le misure solo attingendo dall’Inps. A costo zero significherebbe prevedere penalizzazioni sugli assegni di chi esce prima o/e castigare le pensioni più ricche con un contributo di solidarietà.

“C’è un altro pezzo di riforma del lavoro che bisogna fare”: bisogna “reintrodurre un certo grado di flessibilità sulle pensioni. Perché tenere le persone dentro le aziende è uno dei fattori che impedisce ai giovani di trovare un lavoro”. Lo dice in un’intervista al Corriere della Sera Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, esprimendo comunque soddisfazione per il calo della disoccupazione giovanile. La flessibilità delle pensioni, sottolinea, “non deve essere per forza a costo zero, le penalizzazioni non possono essere insostenibili. Bisognerà fare un ragionamento complessivo nel governo, tenendo a mente che quello non è solo un intervento sulle pensioni. E che, come obiettivo laterale ma non meno importante, ha quello di aiutare l’occupazione giovanile”.

Per il ministro “non si può tornare alle regole che avevamo prima della legge Fornero“, ma occorrerà “riprendere in mano anche la questione della staffetta generazionale“.

Rispetto ai tentativi fatti in passato su questo punto stavolta è necessario “accelerare” sulle riforme, “non dobbiamo lasciarci sfuggire l’occasione di un quadro generale che sta finalmente migliorando”, esorta. I numeri di occupazione e Pil “confermano una ripartenza – aggiunge – che, certo, non ha il ritmo che tutti vorremmo ma segnano anche la fine del periodo più difficile dal Dopoguerra in poi. E certificano l’aumento dell’occupazione stabile”. Poletti ribadisce che “il tempo indeterminato deve tornare a essere il modo ordinario di assumere e quindi costare strutturalmente meno degli altri contratti”.