Pensioni: quanto prenderanno i precari? Pochissimo, meno del minimo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Aprile 2014 16:15 | Ultimo aggiornamento: 2 Aprile 2014 16:16
Pensioni: quanto prenderanno i precari? Pochissimo, meno del minimo

Pensioni: quanto prenderanno i precari? Pochissimo, meno del minimo (LaPresse)

ROMA – I precari si ritroveranno, nella migliore delle ipotesi, con una mezza pensione. È la povertà la sorte che aspetta i lavoratori atipici e parasubordinati iscritti alla gestione separata. Lavoratori atipici e parasubordinati, ovvero precari, che sono una quota sempre crescente degli attuali occupati.

Lo scrivono Massimo Fracaro e Massimo Saldutti sul Corriere della Sera, in un pezzo dal titolo “Quelle pensioni inesistenti”. Sottolineando come i precari non arriveranno neanche alla pensione minima di 496 euro al mese:

“Senza correzioni molti di loro, pur versando regolarmente i contributi, piuttosto onerosi considerata l’esiguità dei compensi, rischiano di trovarsi alla fine di una carriera oscillante e discontinua con una mini-rendita. Meno di una mezza pensione. E senza la possibilità di avere, come i loro genitori o loro nonni, l’integrazione al minimo (la quota a carico dello Stato che serve a portare l’assegno Inps a una soglia minima). Il pericolo, non tanto remoto, è di aver effettuato versamenti a fondo (quasi) perduto”.

La beffa è che il sistema pensionistico beneficia largamente del contributo dei precari. La gestione separata dell’Inps è in attivo di 8 miliardi. Mentre, per esempio, il fondo dei dipendenti pubblici è in rosso di 8 miliardi.

La situazione l’aveva fotografata l’ex presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua, che nel 2010 confessò: “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”. E non era arrivata ancora la riforma Fornero, che ha peggiorato ulteriormente le prospettive per i precari, legando direttamente l’assegno che si riceverà ai contributi effettivamente versati.

Contributi che nel frattempo sono aumentati esponenzialmente, dal 12% al 28%, e presto raggiungeranno il 33% del reddito. Su 1000 euro mensili 330 di contributi sono un vero salasso.

Le proposte di Fracaro e Saldutti sono di parlare chiaro ai precari

“andrebbe detta loro la verità previdenziale e lo Stato dovrebbe giocare a carte scoperte con i suoi cittadini-giovani-futuri pensionati. Come? Più volte è stata promessa la cosiddetta «Busta arancione»: un documento inviato a ciascun lavoratore con l’indicazione della pensione che presumibilmente andrà a incassare. Per capire quale sarà il proprio destino pensionistico, in modo da poter pensare a soluzioni alternative”.

Si potrebbero poi, secondo Fracaro e Saldutti, ridurre i contributi per chi è a inizio carriera per poi aumentarli con il progredire del reddito. Rimane il problema della crescita:

“Il sistema contributivo, infatti, lega le pensioni alla dinamica del Pil. Con un’Azienda Italia che cresce del 2% l’anno, il rapporto tra ultimo reddito e pensione può salire anche del 20%. Senza questa svolta i giovani, arrivati al traguardo, si accorgeranno di aver lavorato quasi esclusivamente per pagare la pensione a chi li ha preceduti”