Pensioni quota 100, a chi tocca. I 660mila nuovi pensionati: chi sono

di Riccardo Galli
Pubblicato il 18 settembre 2018 8:31 | Ultimo aggiornamento: 18 settembre 2018 9:20
Pensioni quota 100 di Salvini, a chi tocca. I 660mila nuovi pensionati: chi sono

Pensioni quota 100, a chi tocca. I 660mila nuovi pensionati: chi sono (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Maschi, sui sessant’anni e residenti al Nord, per lo più in Lombardia. Ecco l’identikit di chi potrà-potrebbe beneficiare della famigerata ‘quota 100’ in tema pensioni indicata dal vicepremier Matteo Salvini. Una riforma che costerà alle casse pubbliche tra 8,5 e 20 miliardi, a seconda che si decida di varare la versione ‘light’ o quella ‘hard’, e che permetterà ad alcune centinaia di migliaia di italiani di andare in pensione prima di quanto sarebbe accaduto con la legge Fornero.

Se l’identikit in questione è straordinariamente simile a quello dell’elettore medio della Lega, questo è evidentemente solo un caso. Casi o no, sul tavolo del governo c’è – ed è noto – la riforma delle pensioni. Lega e 5Stelle hanno fatto sin dalla campagna elettorale del ‘superamento della Fornero’ quasi un punto d’orgoglio e ora, allo studio, ci sono due versioni della citata quota 100. La prima, la versione ‘hard’, cioè quella più pesante per le casse dello Stato, è quella che permetterebbe a 660mila italiani di andare in pensione nel 2019 con un costo, secondo le simulazioni della società Tabula guidata da Stefano Patriarca, di 13 miliardi di euro nel 2019 che salirebbero a regime a 20 miliardi.

L’alternativa è la versione ‘al risparmio’, versione che manderebbe solo 350mila italiani in pensione anticipata l’anno venturo ma che costerebbe meno della metà: 8,5 miliardi di euro. Tanto per avere un termine di paragone nel 2017 i pensionamenti anticipati sono stati poco più di 150 mila. Una forchetta ampia data dall’applicazione di quota 100, nel caso meno oneroso, solo a chi ha raggiunto i 62 anni di età anagrafica o, in quello più costoso, per tutti a prescindere dall’età. Il tratto comune delle due versioni è la platea di potenziali beneficiari.

“Questa misura – spiega al Sole24Ore Giuliano Cazzola, giuslavorista esperto di previdenza – riapre le porte del pensionamento di anzianità ai baby boomers, ovvero a persone, in stragrande maggioranza maschi, residenti al Nord, entrati precocemente nel mercato del lavoro, rimastivi in modo stabile e continuativo e in grado ora di aver accumulato un’anzianità di servizio a un’età da anziani/giovani. Si tratta di centinaia di migliaia di lavoratori che si aggiungono a quanti vanno generalmente in pensione anticipata (in Italia, per quanto riguarda lo stock, nel solo mondo privato dipendente ed autonomo sono 4,2 milioni per un onere di 90 miliardi l’anno a fronte dei 4,7 milioni di trattamenti di vecchiaia per un ammontare di risorse praticamente pari alla metà)”.

Oggi, dati Inps alla mano, le regioni in cui risiedono più titolari di pensioni di anzianità sul totale sono appunto quelle del Nord Italia: Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto, che occupano nell’ordine i primi posti della classifica. A beneficiare della nuova misura, poi, dovrebbero essere di più gli uomini. Stando alla fotografia degli attuali percettori di pensione di anzianità, il 78% di queste sono infatti destinate al sesso forte.