Pensioni: uscita anticipata di 5 anni con “quota 100”. Ma taglio del 25% sull’assegno

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 ottobre 2018 11:37 | Ultimo aggiornamento: 15 ottobre 2018 11:38
Pensioni: uscita anticipata di 5 anni e mezzo con "quota 100". Ma taglio del 25% sull'assegno

Pensioni: uscita anticipata di 5 anni e mezzo con “quota 100”. Ma taglio del 25% sull’assegno

ROMA – Pensioni: la formula “quota 100”, fulcro della riforma cancella-Fornero inserita nel Def che annuncia la manovra finanziaria del Governo M5S-Lega, consentirà un’uscita dal lavoro con un anticipo fino a 5 anni e sei mesi rispetto alle regole attuali (67 anni). Anticipo consistente che però costa parecchio: l’assegno previdenziale sarà più leggero di un quarto, il taglio varrà infatti circa il 25%.

Quota 100 somma età anagrafica minima (62 anni) ed età contributiva (almeno 38 anni): è chiaro che gli effetti sull’età di pensionamento e sul rapporto fra pensione e ultimo stipendio saranno molto diversi a seconda dell’età e dell’inizio della contribuzione. I maggiori vantaggi in termini di possibilità di uscita anticipata – calcolo attuariale eseguito dalla società Progetica e pubblicato dal Corriere della Sera – li otterrà chi ha cominciato a lavorare (e ha avuto una carriera continua) tra i 22 e i 26 anni.

Per questa categoria, chi ha cominciato fra i 22 e i 26 anni, l’anticipo potrà andare dai 4 anni e sei mesi attesi per un cinquantenne, ai 3 anni e 8 mesi per un sessantenne. “Gli effetti simulati sulle età di pensionamento indicano che con Quota 100 non cambierà nulla per chi ha iniziato presto a lavorare, per esempio a 18 anni — dice lo studio di Progetica —. Per questi profili continuerà a essere raggiunto per primo il requisito di pensione anticipata, basato sui contributi versati. Un impatto tra lo scarso e il modesto, compreso tra pochi mesi e due anni, si ha invece per coloro che hanno iniziato a lavorare tardi, intorno ai 30 anni, e per coloro che hanno avuto carriere intermittenti, come precari e donne. I maggiori benefici di questo meccanismo riguarderanno chi ha iniziato a lavorare in fasce intermedie, tra i 22 ed i 26 anni. Per alcuni profili, infatti, l’anticipo potrebbe superare i 5 anni: addirittura cinque anni e sei mesi per un trentacinquenne che ha cominciato a 26”.