Pensioni quota 100, ce la possiamo permettere? Corte dei Conti: “Verificare sostenibilità”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Settembre 2020 14:54 | Ultimo aggiornamento: 23 Settembre 2020 14:54
Pensioni quota 100

Pensioni quota 100, la Corte dei Conti chiede verifica spesa (Ansa)

Possiamo permetterci l’aggravio di spesa per l’anticipo della pensione? Per la Corte dei Conti va fatta una verifica.

Dal momento che sono i lavoratori in attività a pagare gli assegni dei pensionati, urge un tagliando per vagliare la sostenibilità della spesa in pensioni quota 100.

Pensioni quota 100 e correttivi alla Legge Fornero

La Relazione è sul 2018 ma si evidenziano i cambiamenti introdotti nel 2019 con il decreto numero 4 che introduce Quota 100.

E blocca il collegamento con l’età per chi matura i 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 per le donne).

Spesa pensioni sul Pil al 15,8%

“Le previsioni per il 2019 del Def mostrano un aumento della spesa per pensioni del 3,2 per cento che tiene conto di Quota 100 e delle altre misure correttive alla legge Fornero.

E, quindi, dei tassi di cessazione stimati sulla base degli elementi più aggiornati. L’incidenza sul Pil è prevista al 15,6 per cento. E si dovrebbe attestare nel triennio successivo su una percentuale stimata del 15,8″.

Uil: “E’ al 12%, in perfetta media Ue”

Troppo. Replicano subito i sindacati. Per la Uil siamo alle solite, guardando a quel numero inquietante, 15,8% sul Pil. Ma non è vero, sostiene la Uil, per questo è più urgente separare spesa previdenziale e spesa assistenziale. Se lo fossero l’incidenza delle pensioni sul Pil scenderebbe miracolosamente al 12%, in perfetta media europea e in perfetta sostenibilità.

“In un sistema pensionistico a ripartizione ed in cui la maturazione del diritto a pensione prescinde dal regolare versamento dei contributi nel corso della vita lavorativa, va verificata la sostenibilità della spesa nel lungo periodo”.

Uil: “Va separata la spesa previdenziale da quella assistenziale”

La spesa per pensioni sul Pil del 15,6% è “la plastica rappresentazione di quanto sia urgente separare la spesa previdenziale da quella assistenziale”.

Lo afferma il segretario confederale della Uil Domenico Proietti commentando la relazione della Corte dei Conti sull’Inps.

“Lo diciamo da anni, e lo ribadiamo con rispetto alla Corte dei Conti- sottolinea – la spesa reale per pensioni in Italia è intorno al 12%.

Perfettamente in linea con quella degli altri paesi della UE. Ci auguriamo che l’istituenda Commissione per separare la spesa previdenziale da quella assistenziale produca presto questo risultato. Che metterebbe l’Italia al riparo da ogni strumentalizzazione anche in sede europea”.

La relazione della Corte dei Conti

“Agli effetti che sulla adeguatezza delle prestazioni produrranno le azioni normative poste in essere nel presente, si legge, vanno altresì considerate le conseguenze di dette azioni sulla sostenibilità del modello da parte del sistema produttivo.

Sia con riguardo al contributo richiesto alla fiscalità generale, che nei confronti dei soggetti tenuti al versamento della contribuzione”.

La Corte avverte sui rischi collegati a “un sistema previdenziale che eroga ancora gran parte delle prestazioni ad elevata componente retributiva. Segue elenco delle misure ampliative della spesa.

E cioè, “l’anticipo dell’età di pensionamento rispetto a quella ritenuta congrua con l’equilibrio attuariale e intergenerazionale, il blocco dell’indicizzazione dell’età di uscita dal lavoro alla speranza di vita e la reintroduzione del sistema delle finestre (si tratta dei tre specifici interventi attuati con il d.l. n. 4 del 2019 in materia pensionistica)”.

Tutte misure che “comportano sia esigenze di cassa immediate (tipiche, come detto, di un meccanismo a ripartizione), sia debito implicito, in quanto la componente retributiva del trattamento non viene corretta per tener conto della maggiore durata della prestazione”. (fonte Ansa)