Pensioni quota 102: uscita a 64 anni e 38 di contributi, taglio fino al 3% dell’assegno (fino a 67 anni)

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Settembre 2020 11:44 | Ultimo aggiornamento: 15 Settembre 2020 11:44
Pensioni quota 102

Pensioni quota 102: 64 anni di età e 38 di contributi (Ansa)

Si affilano le armi per l’imminente incontro governo-sindacati sulle pensioni post 2021, ovvero come “pensionare” Quota 100 all’ultimo anno di sperimentazione.

La nuova cifra spot sembra essere pensioni quota 102. Massima concessione alle richieste dei sindacati che non rinunciano ai 41 anni di contributi per uscire dal lavoro sempre, a prescindere dall’età anagrafica.

Parola d’ordine è flessibilità in uscita. Il ripristino cioè della situazione ante controriforma Fornero (la legge Fornero manda in pensione non prima dei 67 anni di età).

Pensioni quota 102: 64 anni di età + 38 di contributi

Dunque, quota 102 è il risultato di questo calcolo: consentire l’uscita anticipata a 64 anni di età con almeno 38 anni di contributi versati.

Penalizzazione tra il 2 e il 3% sull’assegno fino a 67 anni

102, appunto. Resta, ovviamente, la penalizzazione che oscillerebbe intorno diciamo al 2,5% in meno sugli assegni versati (sul montante retributivo).

Fino al raggiungimento dei 67 anni di età canonici. Un meccanismo analogo potrebbe essere utilizzato anche per gestire le crisi aziendali. Avvicinando l’uscita dal lavoro dei cosiddetti esuberi più anziani.

La misura costerebbe 8 miliardi di euro

La misura costerebbe circa 8 miliardi di euro secondo le prime stime. Cifra che tenderebbe tendenzialmente ad assottigliarsi negli anni per effetto dei tagli ai trattamenti.

“Tra le richieste dell’Europa per darci i fondi c’è quella di cancellare Quota 100. Prometto che faremo le barricate perché non si torni alla legge Fornero”, il grido di guerra di Matteo Salvini.

Ma quota 100 non la cancella nessuno, nemmeno l’Europa, visto che si cancella da sola alla fine del periodo transitorio di sperimentazione. 

Quota 102 potrebbe rappresentare il compromesso per superarla. Ed evitare la sperequazione inevitabile per chi andrà in pensione con le regole post 2021 (il famigerato “scalone”). 

Superare quota 100, inoltre, vorrebbe dire anche ripristinare l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita per le pensioni anticipate. Bloccato fino al 2026 proprio dalla sperimentazione triennale. (fonte Il Messaggero)