Pensioni: sblocco rivalutazione assegni oltre i 1500 euro, ipotesi governo. Pressing sindacati

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Ottobre 2019 11:29 | Ultimo aggiornamento: 8 Ottobre 2019 11:29
Pensioni, sblocco rivalutazioni, il governo ci pensa

Pensioni, il nodo rivalutazione degli assegni

ROMA – Il taglio del cuneo fiscale, le risorse per i rinnovi dei contratti del pubblico impiego scaduti a fine anno, soprattutto la previdenza con il tema della rivalutazione delle pensioni. Su questi punti i sindacati incassano la disponibilità del governo a discutere, con l’apertura di tavoli ad hoc già nei prossimi giorni.

Del confronto a Palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte insieme ai ministri dell’Economia e del Lavoro, Roberto Gualtieri e Nunzia Catalfo, in vista della prossima legge di bilancio, i leader di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, apprezzano innanzitutto il metodo, sottolineando che si è aperto un “confronto vero”.

Sblocco dell’adeguamento, prime aperture

Un clima positivo, dunque, quale preludio per ripristinare l’aggancio pieno degli assegni al costo della vita? Presto per un giudizio sul merito, che dipenderà dalle risposte che arriveranno. I sindacati chiedono, infatti, di passare dalle “parole ai fatti”, slogan che accompagna l’assemblea nazionale dei delegati di Cgil, Cisl e Uil in programma mercoledì 9 ad Assago (Milano).

Oltre a ribadire la necessità di rivedere la legge Fornero, i sindacati insistono per lo sblocco dell’adeguamento pieno rispetto all’inflazione, ancorato a diversi tagli dal 2011 in poi e ad oggi previsto solo per le pensioni fino a tre volte il minimo (1.522 euro lordi al mese). Nel 2019 sarebbe dovuto tornare in vigore il sistema di rivalutazione degli assegni con cui sarebbe stata apportata una piccola riduzione dell’aumento riconosciuto solo per le “fasce alte”.

Le attuali rivalutazioni

L’indicizzazione è riconosciuta al 97% per quelle tra tre e quattro volte il minimo; al 77% per quelle tra quattro e cinque volte il minimo; al 52% per quelle tra cinque e sei volte il minimo; al 47% per quelle tra sei e otto volte il minimo; al 45% tra otto e nove volte il minimo, e, infine, al 40% sopra nove volte il minimo.

Il precedente governo aveva adottato un meccanismo più penalizzante che avrebbe permesso, però, risparmi per 253 milioni nel 2019, 742 nel 2020 e 1,2 miliardi nel 2021. La disponibilità a discutere c’è, ma le risorse restano quello che sono. (fonte Ansa)