Pensioni, tagli. Per Renzi “non esiste”, ma la telenovela continua

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Agosto 2014 9:57 | Ultimo aggiornamento: 19 Agosto 2014 9:59
Pensioni, tagli. Per Renzi "non esiste", ma la telenovela continua

Pensioni, tagli. Per Renzi “non esiste”, ma la telenovela continua

ROMA – Pensioni, tagli. Per Renzi “non esiste”, ma la telenovela continua. Prosegue la telenovela che ha per protagoniste le cosiddette pensioni d’oro. Va, comunque registrata la smentita mattutina via twitter del presidente del Consiglio Renzi, che attraverso gli hashtag #nonesiste, #maddeche, bolla le indiscrezioni giornalistiche come pura fantasia (“I giornali di agosto sono pieni di progetti segreti del Governo. Talmente segreti che non li conosce nemmeno il Governo”). Ma a sue giorni dalle parole del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti (al Corriere della Sera, che di certo le ha solo registrate) favorevole a interventi sugli assegni più alti, il dibattito va avanti, alimentando un filone che tiene banco da anni.

Il Governo: “No a ritocchi”. D’altra parte in tempi di crisi ogni potenziale tesoretto fa gola. Il viceministro all’Economia, Enrico Morando, comunque invita alla cautela: “Eviterei ritocchi ad un intervento già strutturale”. Soprattutto la questione ora non sarebbe sul tavolo dell’esecutivo, a riguardo Morando è chiaro: “Escludo che in questo momento il Governo stia valutando” il tema, con particolare riferimento ad un intervento su quelle sopra i 3.500 euro. Piedi di piombo anche da parte di diversi schieramenti politici, con una levata di scudi della Cgil, contraria al “ricalcolo con il contributivo”.

I paletti della Corte Costituzionale, il precedente. A conti fatti, rispetto alle tante proposte, gli interventi andati in porto sono stati ben più esigui, con clamorose retromarce. Quando si invoca l’argomento non si può prescindere dalla sentenza della Corte Costituzionale che nella primavera 2013 bocciò i prelievi di natura fiscale sui soli pensionati, quand’anche titolari di importi d’oro. La norma, datata 2011 e bollata come incostituzionale, prevedeva un contributo perequativo per le pensioni oltre 90mila euro lordi.

Tanto che l’Inps, dopo la sentenza, ha dovuto procedere al rimborso per le trattenute del 2013. A prova di Corte costituzionale sarebbe invece il meccanismo messo a punto sotto il Governo Letta, che riformula la versione affossata, partendo sempre dai 90 mila euro. I pensionati che beneficiano di certe cifre sono quindi già sottoposti a delle trattenute (si inizia con un 6% per la parte eccedente i 90 mila euro). A ciò si aggiunge inoltre il blocco dell’indicizzazione (l’hanno piena solo quelle sotto i 1.500 euro mensili).

Le ipotesi di prelievo già discusse. Ma le ipotesi evocate di tanto in tanto erano di ben altra portata. A marzo il commissario alla Spending Review Carlo Cottarelli aveva prospettato un possibile “contributo temporaneo per le pensioni oltre una certa soglia”, escludendo l’85% del totale. Tuttavia il restante 15% avrebbe compreso anche importi poi definiti come d’argento e di bronzo. Il premier Matteo Renzi aveva comunque subito tranquillizzato, assicurando che “chi guadagna 2.900-3.000 euro di pensione” non sarebbe stato toccato.

Il sottosegretario Graziano Delrio, nelle stesse ore, aveva ammesso che c’era l’idea “di un contributo straordinario” ma solo per le “pensioni robuste”. Si trattava ancora di un’ipotesi da affinare. Il confronto si è così concentrato sempre più sulla soglia, o meglio il tetto di salvaguardia. Solo un mese prima delle famose slide di Cottarelli, infatti, c’era stato il caso del no della commissione Lavoro della Camera alla proposta di legge Meloni che fissava a 5 mila euro lordi l’assegno massimo.

Tornando ad oggi, Morando taglia corto: “Si tratta di un argomento di ‘distrazione'”, quando le priorità sono altre. Tutto mentre il sottosegretario al Mef Enrico Zanetti tiene a distinguere tra pensioni “che sono frutto di elevate contribuzioni versate e quelle che non lo sono”. Nella maggioranza Cesare Damiano (Pd) avverte di non scendere sotto la soglia dei 90mila euro, Pietro Ichino (Sc) consiglia di intervenire solo dove ci sono i margini e Nunzia De Girolamo (Ndc) chiede di non toccarle. Passando all’opposizione, Renato Brunetta (Fi) sottolinea come neppure la Bce inviti a un intervento simile.