Pensioni: tetti casse professionisti, Cassazione li boccia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Settembre 2015 12:09 | Ultimo aggiornamento: 9 Settembre 2015 12:09
Pensioni: tetti casse previdenziali, Cassazione li boccia

Pensioni: tetti casse previdenziali, Cassazione li boccia

ROMA – La Cassazione dà ragione ai professionisti pensionati, a partire dai ragionieri, che hanno maturato, entro il primo gennaio 2007, il diritto a ricevere il trattamento previdenziale dalle ‘casse’ di categoria ma ne hanno goduto in misura inferiore alle aspettative per effetto delle misure di contenimento della spesa, adottate dagli enti, come l’escamotage contabile del “massimale pensionabile”.

La Suprema Corte, infatti, a Sezioni Unite, ha stabilito che la pensione dovrà essere riliquidata nella misura dovuta con il metodo più conveniente, quello del rigoroso ‘pro rata’ in vigore prima della ‘riforma Dini’. La questione dell’applicazione del criterio pro rata in maniera “rigorosa” o attenuata – ossia che tenga conto delle esigenze di tenuta del sistema e della solidarietà con le future generazioni piuttosto che dei diritti quesiti – è stata oggetto di altalenanti verdetti della Suprema Corte che, con la sentenza 17742 depositata oggi e molto attesa dalle Casse, è intervenuta in una materia contrassegnata dalla “incertezza della giurisprudenza” e da “dubbi interpretativi”.

Con questa decisione, è stato respinto il ricorso della Cassa dei ragionieri e dei periti commerciali contro la sentenza con la quale la Corte di Appello di Torino, nel 2012, aveva affermato il diritto di un ragioniere andato in pensione di vecchiaia dal 2001 “alla riliquidazione della prestazione, a decorrere dal momento della maturazione della pensione”.

La Corte di Appello, dando ragione a Cesare F. – il pensionato ‘promotore’ di questa battaglia giudiziaria – aveva dichiarato “illegittima” la fissazione del massimale pensionistico deliberato dalla Cassa nel 1997, dopo la riforma ‘Dini’ che ha introdotto il sistema contributivo. E per ottenere gli importi ‘tagliati’ dai massimali, la Suprema Corte – con una seconda ‘cattiva’ notizia per le Casse – afferma che la prescrizione è decennale e non quinquennale.