Pensioni, uscita anticipata solo con taglio 15%. Le ipotesi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Settembre 2015 9:15 | Ultimo aggiornamento: 21 Settembre 2015 9:15
Pensioni, uscita anticipata solo con taglio 15%. Le ipotesi

Pensioni, uscita anticipata solo con taglio 15%. Le ipotesi

ROMA – La possibile reintroduzione della cosiddetta “opzione donna” per favorire un’uscita anticipata per chi ha già tanti anni di lavoro alle spalle e l’introduzione di una “flessibilità” limitata solo ai lavoratori che a ridosso della pensione perdono il lavoro e non riescono a trovarne altri. Sarebbero questi i due principali interventi sui quali sono al lavoro i tecnici di Palazzo Chigi e dei due ministeri dell’Economia e del Lavoro.

Compromesso: fino al 15% in meno per chi lascia prima. I paletti sono chiari. La flessibilità possibile, per ora, sarà limitatissima. Dovrà essere compatibile con i conti e le priorità (prima tra tutte la cancellazione della Tasi) previste dalla Legge di Stabilità. Per questo affronterà situazioni di emergenza. Tra queste quella delle donne e dei disoccupati anziani.

L’idea è quella di lavorare sulla percentuale di penalizzazione: dal 2 per cento di cui si è parlato fino ad oggi si potrebbe salire il 3-4 per cento l’anno raggiungendo una penalizzazione massima su quattro anni del 12-15 per cento. L’età rimarrebbe a 62 anni e in questo modo – ma si stanno facendo i conti – si potrebbe raggiungere un punto di equilibrio tra costi e risparmi. (Roberto Petrini, La Repubblica).

I dossier erano aperti con l’obiettivo di studiare una soluzione da introdurre entro fine anno, ma la risposta del premier Matteo Renzi ad un lettore dell’Unità ha dato una nuova accelerazione ai progetti di flessibilità in uscita. Si lavora per portare le misure già al varo della prossima legge di Stabilità. I tempi però sono strettissimi. Servono simulazioni e calcoli precisi. Così non è escluso che le novità possano essere introdotte con un emendamento nel corso del’iter della manovra.

Esodati e opzione donna. Nella quale il governo punta anche a reperire le risorse per finanziare la ‘salvaguardia’ per l’ultimo pacchetto di esodati rimasti intrappolati senza lavoro e senza pensioni dagli effetti della riforma Fornero. Per le donne il 2016 prospetta al momento l’arrivo di uno “scalone” per andare in pensione. Da gennaio serviranno quasi due anni in più per uscire dal lavoro. Più precisamente per le lavoratrici del settore privato l’aumento è di 1 anno e 10 mesi con il passaggio da 63 anni e 9 mesi a 65 anni e 7 mesi.

La pillola potrebbe essere resa meno amara consentendo ancora l’applicazione della cosiddetta Opzione Donna che consente di andare in pensione con 57 anni d’età e 35 di contributi, ma con tutto l’assegno calcolato col metodo contributivo (e quindi con una perdita media del 25%-30%). E’ un’opzione possibile – ha detto lo stesso presidente dell’Inps, Tito Boeri – ma certamente è molto penalizzante. Ma andrebbe incontro alle lavoratrici che, come ha spiegato Renzi recentemente, magari sono disponibili a rinunciare ad un pezzetto di pensione per fare la nonna e guardare i nipotini.

Vicini alla pensione. L’altra ipotesi di flessibilità è finalizzata ai senza lavoro che a 2-3 anni dalla pensione non trovano nuova occupazione. Per loro si era valutata la possibilità di varare il cosiddetto “prestito pensionistico” studiato dall’ex ministro Giovannini: un assegno di alcune centinaia di euro (7/800 euro al mese per un paio di anni) da restituire poi quando si prenderà la pensione.

Sembrano archiviate invece scelte più radicali: l’uscita mobile avanzata in Parlamento da Damiano-Baretta (2% di taglio per ogni anno di anticipo con un limite dell’8%) e quella sulla “quota 100” tra età e contributi per i costi che potrebbero avere. Secondo i calcoli dell’Inps, esposti dal presidente Boeri in un’audizione alla Camera a giugno, le due ipotesi costerebbero a regime rispettivamente, se tutti coloro che ne hanno diritto utilizzassero l’opzione, 8,5 e 10,6 miliardi l’anno. Troppo per i conti dell’Italia. Anche se, Damiano e Baretta contestano la cifra che, “irrealisticamente”, considera tutti i potenziali pensionandi pronti a uscire in anticipo.