Pensioni: via prima col prestito del datore. Statali, ipotesi scivolo di 5 anni

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 aprile 2014 12:52 | Ultimo aggiornamento: 28 aprile 2014 12:53
Pensioni: via prima col prestito del datore. Statali, ipotesi scivolo di 5 anni

Pensioni: via prima col prestito del datore. Statali, ipotesi scivolo di 5 anni

ROMA – Pensioni: via prima col prestito del datore. Statali, ipotesi scivolo di 5 anni. Il ministero del Lavoro guidato da Giuliano Poletti sta lavorando a più soluzioni per rendere più flessibile l’uscita dal lavoro. Il cantiere, cui partecipa anche l‘Inps, è aperto per trovare risposte certe e non “tutele parziali” come per gli esodati per chi si avvicina alla pensione e magari rappresenta un esubero per l’impresa o l’amministrazione statale che intende rinnovare il personale. Una “regola generale”, dice Poletti che insiste su un meccanismo per cui il contratto di lavoro viene viene risolto in anticipo con il consenso delle parti con l’Inps che comincia a pagare da subito a pagare la pensione.

Un anno di anticipo col prestito del datore di lavoro. Il piano prevede (e la novità è il sì della Confindustria) che a un anno dal conseguimento dei requisiti per la pensione (66 anni d’età e 42 di contributi) il datore di lavoro si impegna a coprire i restanti 12 mesi di contributi che il pensionato restituisce negli anni rinunciando a qualche decina di euro sull’assegno mensile fino all’estinzione del debito. Per lo Stato questa soluzione sarebbe a costo zero. la misura potrebbe coinvolgere 150mila lavoratori prossimi alla pensione. Le stesse regole varrebbero anche per le donne che nel 2018 saranno definitivamente equiparate agli uomini.

La misura potrebbe essere estesa immaginando un prepensionamento fino a 4 anni prima della pensione per i lavoratori che vengono percepiti come esuberi per esigenze produttive. In questo caso le casse statali sarebbero coinvolte.

Statali, ipotesi scivolo di 5 anni. Le parole del ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia nell’audizione al Parlamento sembrano resuscitare l’istituto dell’esonero di servizio.  per garantire la “staffetta generazionale”. Concretamente, l’ipotesi cui si lavora è una sospensione dall’attività nei 5 anni precedenti la pensione, per poi uscire con 40 anni di anzianità contributiva.