Piano Grecia, accordo bloccato dalle pensioni: Troika concede 15 giorni

Pubblicato il 9 Febbraio 2012 1:28 | Ultimo aggiornamento: 9 Febbraio 2012 14:24

BRUXELLES – L’Europa chiede riforme, la Grecia risponde “nì”: va bene il taglio dei salari minimi, va bene il taglio delle spese farmaceutiche, va bene le privatizzazioni, ma “le pensioni no”. Non c’e’ accordo in Grecia sulle riforme che chiede l’Europa ma l’Eurozona non ha intenzione di aspettare ancora e convoca un Eurogruppo per il 9 febbraio: al termine di otto ore di riunione tra governo e partiti, non si riesce a superare l’impasse sul nuovo rigore che la troika Ue-Bce-Fmi chiede ad Atene in cambio dei nuovi aiuti da 130 miliardi di euro.

Inizialmente si era parlato di una proroga di 15 giorni concessa dalla Troika ad Atene per trovare i 300 milioni di euro necessari alla firma dell’accordo, una proroga che la Commissione Ue ha smentito dopo poche ore. La Commissione europea sostiene di non aver ricevuto nessuna notizia dalla troika, dunque la proroga non può essere confermata. Olli Rehn, il presidente della Commissione europea, ha infatti ribadito che la troika non ha potere decisionale autonomo su eventuali deroghe alle scadenze degli impegni di Atene. Rehn ha inoltre sottolineato che il tempo è nemico della Grecia  nella sottoscrizione degli accordi con l’Unione europea.

A dividere e’ soprattutto il nodo pensioni, con i tagli a quelle integrative. Il premier Lucas Papademos spera di risolvere trattando ancora con la troika nella notte, e anche i partiti cercano di superare lo stallo rivedendosi a poche ore dalla riunione di Bruxelles. Nessuno sembra volersi assumere la responsabilita’ di ”scelte dure che segneranno il futuro della Grecia per i prossimi 50 anni”, ha detto il leader dell’estrema destra (Laos) Karatzaferis al termine dell’incontro.

Dopo giorni di decisioni rinviate ad Atene ed ultimatum lanciati a Bruxelles, il presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker ha convocato i ministri dell’Economia della zona Euro per il 9 febbraio alle 18, sperando che per allora il governo greco sia in grado di annunciare l’intesa con i partiti sulle riforme che l’Europa chiede per sbloccare i nuovi aiuti. La trattativa che si trascina ancora non e’ facile e, viste le prime anticipazioni sulla bozza d’accordo, si capisce il perche’: e’ previsto un taglio del 20% del salario minimo e riduzione delle pensioni; migliaia di licenziamenti, 15.000 dei quali nel settore pubblico; fusioni del fondi previdenziali; privatizzazioni di 6 importanti partecipate per incassare 50 miliardi; tagli alla spesa farmaceutica dall’1,9% al 1,5% del Pil.

La pazienza dei Paesi dell’Eurozona e’ finita: la Germania non vuole concedere nemmeno un minuto di piu’, e si comporta come se tutto dovesse finire bene, lasciando capire che la Grecia non ha altra scelta: ”Lo swap dei bond greci e’ atteso per la prossima settimana, non c’e’ un piano B per Atene”, ha detto il viceministro dell’Economia tedesco, Thomas Steffen, senza menzionare che al momento mancano i presupposti perche’ l’operazione di sostituzione dei titoli, che aiutera’ Atene ad alleggerire il suo debito di 100 miliardi di euro, avvenga davvero.

L’Europa e il Fondo monetario internazionale (anche il direttore generale Christine Lagarde sara’ all’Eurogruppo) vogliono due cose da Atene entro le 18 di oggi: l’accordo con i creditori privati sullo ‘swap’ dei titoli (i privati accetteranno nuovi bond perdendo oltre il 70%), e l’accordo con la troika Ue-Bce-Fmi sulla nuova cura di rigore. Senza entrambi, l’Eurogruppo non potra’ dare il via libera ai 130 miliardi di euro necessari ad Atene per scongiurare il default a marzo, quando andranno in scadenza 14,5 miliardi di obbligazioni. Fondi che non bastano comunque piu’, perche’ c’e’ un ‘buco’ da 15 miliardi da coprire, come conseguenza del deterioramento delle finanze greche. Anche di questo discutera’ l’Eurogruppo, chiamando in causa la Bce nella ristrutturazione del debito ellenico. Per rispettare i Trattati, la partecipazione della Bce avverrebbe attraverso lo scambio di bond greci con bond emessi dal fondo salva-Stati Efsf: l’Eurotower rinuncerebbe cosi’ a parte dei profitti su questi titoli comprati a sconto pari a circa 11 miliardi di euro. Un’indicazione potrebbe arrivare dalla riunione dei board di domani.

L’accordo con i privati sembra gia’ essere chiuso: i creditori privati si incontreranno oggi a Parigi per discutere i dettagli tecnici dell’accordo. Sono pronti a subire perdite per oltre il 70% sul valore nominale dei titoli, e ad accettare una cedola da 3,6% sui nuovi titoli a 30 anni. L’intesa potrebbe riguardare gia’ i bond in scadenza a marzo. ”L’obiettivo – ha spiegato il vice ministro dell’Economia tedesco Thomas Steffen – e’ non far pagare alla Grecia la tranche da 14,5 miliardi in scadenza il 20 marzo, ma che quella tranche rientri gia’ nel quadro del piano di coinvolgimento del settore privato nel salvataggio di Atene”. I contenuti dell’intesa, comunque, non saranno resi noti finche’ non si sblocchera’ il negoziato ad Atene fra troika, governo e partiti. Tutto e’ collegato, perche’ l’Eurozona deve ‘aiutare’ lo swap dei privati con una parte di fondi (30 miliardi di euro che saranno dati in bond Efsf a 1-2 anni), che non arriveranno se l’accordo non ci sara’.

Intanto Standard & Poor’s fa sapere che una svalutazione dei titoli del 70% fara’ scattare per la Grecia un ”default pilotato”, che non dovrebbe avere conseguenze gravi perche’ le previsioni danno ”la Grecia ancora nell’euro”.