Poletti contro Boeri: Non esiste che a 55 anni non si lavora

di Edoardo Greco
Pubblicato il 6 Novembre 2015 17:33 | Ultimo aggiornamento: 6 Novembre 2015 17:34
Poletti contro Boeri: Non esiste che a 55 anni non si lavora

Presentazione rapporto annuale Inps
Nella foto Tito Boeri (pres. Inps), Giuliano Poletti
Foto Roberto Monaldo / LaPresse
08-07-2015

BOLOGNA – Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti stoppa la proposta di Tito Boeri, presidente dell’Inps, perché non esiste “che una persona a 55 anni non possa più lavorare”. L’idea di Boeri è di finanziare con un taglio alle pensioni più alte un reddito minimo ai poveri che hanno più di 55 anni d’età, ma, spiega Poletti all’Innovation tour promosso da Cultura democratica, “come abbiamo detto sia io che il presidente del Consiglio ha elementi interessanti che abbiamo analizzato ma, oggi, ha un contenuto, dal punto di vista della sua sostenibilità sociale e, dall’altra parte, della sua sostenibilità economica, che non è, dal nostro punto di vista, compatibile e coerente con le scelte che stiamo facendo in questo momento”. Poletti contro Boeri: Non esiste che a 55 anni non si lavora.

Poletti ha aggiunto che “sappiamo che su questo versante noi torneremo, continueremo a lavorare. Il tema della flessibilità in uscita – ha aggiunto – è all’ordine del giorno di questo governo così come abbiamo un tema di lotta alla povertà che non riguarda solo le persone che hanno più di 55 anni ma che riguarda, in generale, il nostro Paese”. Per questo, ha argomentato ancora Poletti, “abbiamo messo nella legge di stabilità un finanziamento importante. Abbiamo deciso di fare un piano nazionale di lotta alla povertà e quindi – ha concluso riferendosi alla proposta di Boeri – pensiamo che queste idee siano idee utili, interessanti, ma che devono stare dentro un disegno che il governo si appresta a realizzare”.

Poletti ha detto: “Non me la sento di certificare il fatto che una persona a 55 anni non possa più lavorare”. “Il problema – ha aggiunto Poletti – non è solo quello del reddito ma la loro dignità, essere utili a sè ed agli altri”.

“Credo questo sia un concetto su cui si deve lavorare, è un tema che raggiunge, ovviamente, gli ultra cinquantacinquenni ma raggiunge, in generale, i nostri cittadini”. A giudizio del ministro del Lavoro, infatti, “il problema, in generale, non è quello degli ultra cinquantacinquenni o del reddito minimo, il problema vero per noi è tenere insieme, da una parte un sostegno al reddito, a quelle famiglie, a quelle persone in grande difficoltà e – ha argomentato ancora – insieme a questo, però, c’è un altro tema che è quello della presa in carico”. Questo perché, ha sottolineato Poletti, “noi non possiamo pensare di risolvere il problema con una integrazione di reddito. Abbiamo bisogno di costruire dei patti di comunità – ha concluso – fare in modo che le persone, quando è possibile, escano dalla loro condizione” di difficoltà.

 

Per Poletti, comunque, le Leggi sono uno strumento rigido. Quello della “Legge a me pare , oggi, troppo rigido come strumento in grado di interpretare i cambiamenti rapidi della società”. Lo ha detto il ministro del lavoro Giuliano Poletti a margine dell’Innovation Tour promosso da Cultura Democratica, in cui gruppi di ragazzi mettono a punto proposte di legge da sottoporre alle istituzioni. A giudizio di Poletti, “abbiamo un problema anche di tecnica normativa, di come avere uno strumento legislativo capace di essere sufficientemente emendabile e modificabile in coerenza con i cambiamenti sociali. Se per approvare una legge – ha argomentato – passano 3/4/5 anni, quando arriva a conclusione è già vecchia. Se poi quando devi cambiare – ha concluso – ne metti altri 4, difficilmente diventa coerente con l’obiettivo che ha”.