Pomigliano: un giorno al referendum, la Fiat pensa al piano C

Pubblicato il 21 Giugno 2010 9:39 | Ultimo aggiornamento: 23 Giugno 2010 17:36

pomiglianoI lavoratori della Fiat di Pomigliano si preparano, martedì, a votare il referendum sull’intesa in base alla quale l’azienda investirà 700 milioni di euro per la produzione della Panda. Intanto, con l’ansia per l’esito del referendum, in casa Fiat si pensa ad un piano “C”, un piano alternativo, per far accettare, senza possibilità di rifiuto, le proprie condizioni anche alla Fiom che rimane contraria all’accordo e al referendum.

Ancora ieri Maurizio Landini, numero uno dei metalmeccanici della Cgil, ha ribadito: “Il referendum è una forzatura, un ricatto, per noi non ha valore. Se passa l’idea che in Italia per fare gli investimenti si possono cancellare la Costituzione, le leggi e i contratti, si va verso un imbarbarimento della società”. Eppure alla Fiat di Sergio Marchionne ancora si spera di convincere il sindacato a rientrare nell’accordo, a votare sì al referendum. All’azienda serve un plebiscito perché anche se i “sì” fossero l’80% un’opposizione dura come quella della Fiom renderebbe l’efficienza dello stabilimento sempre in bilico. Ecco perché a Pomigliano i fautori del sì e quelli del no moltiplicano gli sforzi di persuasione sui lavoratori.

In alternativa all’esito positivo del referendum Marchionne, come scrive La Repubblica, ha elaborato un piano C. In cosa consiste? L’idea nasce sulla falsariga del salvataggio di Alitalia, ovvero sostituire una “bad company” con una “good company”. Se la Fiom non vuole accettare il piano di Marchionne su Pomigliano, l’idea è quella di aggirare il problema e creare, al posto dello stabilimento Fiat di Pomigliano, una nuova azienda, gestita sempre da Torino, a cui affidare la produzione della Panda. La Nuova Pomigliano, nella mente di Marchionne, riassumerebbe tutti gli oltre cinquemila lavoratori di Pomigliano. Ma con quale contratto? L’ultimo scritto con l’accordo separato, quello in cui si prevedono i turni di notte, di sabato e domenica, meno pause, più straordinari e assenteismo ricondotto a livelli fisiologici. Insomma ritmi da ciclo continuo. Ma non è tutto. La nuova Pomigliano non applicherebbe il contratto nazionale, non sarebbe iscritta alla Confindustria, forse non avrebbe nemmeno più un sindacato.

Certo, Marchionne pensa al “piano C” come extrema ratio ma lo ha comunque posto sul tavolo. Non si aspettava un’opposizione così dura della Fiom e adesso tenta di trovare una via d’uscita all’impasse. La bocciatura del referendum andrebbe a bloccare tutto il piano industriale pensato in casa Fiat. Uno scenario cupo che ieri le preoccupazioni espresse dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, sul pericolo delocalizzazione, hanno confermato.

E la possibilità di un “piano C” già non piace alla Fiom. “Se fosse vero che la Fiat ha anche in mente di fare accettare individualmente, in una nuova società, le clausole in deroga al contratto, alle leggi e alla stessa Costituzione -dice Giorgio Cremaschi della Fiom – saremmo di fronte a uno scandalo senza precedenti perché si vorrebbe importare in Europa il modello delle maquilladoras messicane, fabbriche di assemblaggio senza diritti e sedi di supersfruttamento dei lavoratori”.

“Se la Fiat davvero vuol fare questo – aggiunge Cremaschi – vuol dire che a Pomigliano vuol fare come le cavallette. In ogni caso per la legislazione italiana ed europea questo è improbabile. Cause e ricorsi sarebbero ancora più numerosi e alla fine la Fiat spenderebbe in avvocati e tribunali più di quello che spenderebbe nell’investimento”.

L’appuntamento di domani, quindi, è più che fondamentale per questa pagina importantissima di storia aziendale e sindacale. Martedì mattina alle 8 si aprono le urne con 5.200 lavoratori chiamati ad esprimersi. La tensione è alta a Pomigliano. Sostenitori e avversari dell’intesa continuano il volantinaggio, mandano sms, invitano i lavoratori a recarsi in fabbrica per il referendum. Ai lavoratori sono stati consegnati i dvd realizzati dal direttore dello stabilimento, Sebastiano Garofalo, nel quale si spiegano i termini dell’accordo.

Tra i due schieramenti, intanto, si continua la propria campagna referendaria in queste ultime ore che separano i lavoratori dalle urne. “Il referendum deve essere svolto nella massima tranquillità e trasparenza”, spiega Gerardo Giannone, delegato Fim, che lancia anche un appello a Cgil, Cisl e Uil regionali e provinciali: “Vengano in fabbrica per dare maggiore prova e sostegno ai lavoratori. Ma inviterei anche la Fiat a far entrare nello stabilimento i rappresentanti della stampa, per farli assistere allo svolgimento ed allo spoglio delle schede”.

Dal fronte del ‘no’, invece, lo Slai Cobas annuncia di aver attivato un intero pool di giuristi ed avvocati per annullare l’accordo e il referendum. “Dal punto di vista anche procedurale ci sono state irregolarità – spiega Vittorio Granillo, del coordinamento nazionale – quindi i legali sono al lavoro per annullare il tutto”.

Intanto in città non si parla d’altro. Neanche la partita Italia-Nuova Zelanda, ieri, è riuscita a distrarre l’attenzione degli abitanti di Pomigliano d’Arco dalle sorti dello stabilimento Fiat.