Popolare di Bari salvata tramite decreto? Rientra la minaccia Renzi, il governo terrà

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 15 Dicembre 2019 15:04 | Ultimo aggiornamento: 15 Dicembre 2019 15:04
Banca Popolare di Bari salvata tramite decreto? Rientra la minaccia Renzi, il governo terrà

Banca Popolare di Bari in una foto d’archivio Ansa

ROMA – La Banca Popolare di Bari sarà salvata dal governo? E se sì, attraverso quali misure (probabilmente un decreto d’urgenza)? E il salvataggio tramite decreto avrà ripercussioni sulla tenuta di governo (dopo le minacce dei renziani di far saltare tutto)? Le risposte arriveranno (o meglio, dovrebbero arrivare) la sera di domenica 15 dicembre, visto che alle 21 è stato convocato il Consiglio dei Ministri: all’ordine del giorno della riunione ci sono “Misure urgenti per la realizzazione di una banca di investimento”. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, assicura: “Stasera chiudiamo”, e aggiunge: “Tuteleremo i risparmiatori, nulla per i banchieri”.

Le misure per il salvataggio della Popolare di Bari.

Per salvare l’istituto pugliese, dopo il commissariamento operato da Bankitalia, si pensa a un decreto che prevede il potenziamento delle capacità patrimoniali e finanziarie della Banca del Mezzogiorno-Mediocredito Centrale (MCC), interamente controllata da Invitalia. L’incremento della dotazione patrimoniale della banca le consentirà di operare come banca di investimento che possa accompagnare la crescita e la competitività delle imprese. Lo schema di Decreto prevede, inoltre, l’attuazione di un primo aumento di capitale che consentirà a MCC, insieme con il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) e a eventuali altri investitori, di partecipare al rilancio della Banca Popolare di Bari (BPB). Il dl verrà sottoposto al Consiglio dei ministri per la sua approvazione e dovrebbe valere circa un miliardo. 

Le tensioni tra governo e Italia Viva.

Venerdì sera (13 dicembre) si consuma “un gravissimo punto di rottura nel metodo e nel merito” secondo Italia viva che critica il Governo per “la convocazione improvvisa di un Consiglio dei ministri sulle banche, senza alcuna condivisione e dopo aver espressamente escluso ogni forzatura o accelerazione su questa delicata materia”. I renziani, per bocca di Luigi Marattin, si dicono stupiti dal fatto “che chi per anni ci ha attaccato demagogicamente su provvedimenti finalizzati a sostenere i risparmiatori si renda oggi responsabile di una operazione incredibile, finalizzata più a salvaguardare le responsabilità di chi doveva gestire e/o vigilare e non l’ha fatto”.

L’incidente ‘diplomatico’ sembra però archiviato, sostiene Renzi. “L’altra sera si è consumata una grave scorrettezza. Prima il premier ha rassicurato tutti sul fatto che non vi sarebbe stato alcun decreto legge. Poi, all’improvviso, si sono convocati i ministri mezzora prima su un testo tutto da verificare. Questo non è il modo di procedere. Ho visto che Conte si e’ scusato, lo apprezzo. Per noi l’incidente è chiuso. Tutte le persone responsabili hanno il dovere di dare una mano ai risparmiatori e ai lavoratori”.

Intanto, il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, sottolinea come sia “doveroso intervenire per garantire la piena tutela dei risparmiatori” e sostiene che il rilancio dell’istituto avverrà “nel quadro più ampio di un disegno che punta a sostenere lo sviluppo del sistema del credito nel Sud”. 

Di Maio rilancia la commissione banche.

Il capo politico del M5s, dall’altro lato, torna in pressing su sull’avvio della commissione d’inchiesta sulle banche. “Se lo Stato deve mettere soldi per salvare i conti correnti, dobbiamo fare in modo che quella banca sia nazionalizzata. Il nostro progetto è la banca pubblica degli investimenti”, sottolinea. “Se una banca fallisce non è colpa dei risparmiatori. L’obiettivo, secondo Di Maio è duplice: si può “avviare in Consiglio dei ministri il procedimento che metta agli atti i nomi di chi ha ricevuto soldi allo scoperto, facendo chiarezza sui legami politici locali, e contestualmente mettere al riparo i risparmi”. (Fonte Agi).