Poste Italiane, Del Fante: “Non chiuderemo gli uffici postali nei centri minori”

di redazione Blitz
Pubblicato il 26 ottobre 2018 16:37 | Ultimo aggiornamento: 31 ottobre 2018 10:25
Poste Italiane, Del Fante: "Non chiuderemo gli uffici postali nei centri minori"

Poste Italiane, Del Fante: “Non chiuderemo gli uffici postali nei centri minori”

ROMA – Poste Italiane rassicura sul futuro del gruppo: “Non chiuderemo gli uffici postali nei centri minori”. A dirlo, in audizione alla Camera, è stato l’amministratore delegato del gruppo, Matteo Del Fante, che ha anche parlato di Alitalia.

Nell’ambito del nuovo modello di recapito di Poste Italiane l’azienda “non chiuderà uffici postali nei paesi minori”, ed in particolare nei centri con meno di 5mila abitanti, ha chiarito l’a.d., sottolineando l’intenzione dell’azienda di evitare “un accanimento su territori”, aree svantaggiate del Paese dove il servizio non è economicamente giustificato da una adeguata domanda di mercato, dove Poste non effettua consegne quotidianamente e dove “altre realtà, private ma anche pubbliche, stanno chiudendo”.

Nell’ambito degli oltre 10mila “ingressi a pieno organico” previsti dal piano industriale 2018-2022, Poste metterà in campo circa 4.500 dipendenti “per il recapito dei pacchi nel pomeriggio”, un servizio che il postino tradizionale abituato agli orari della mattina “non fa volentieri” ma una opportunità di lavoro che riscuote l’interesse di “molti giovani, anche laureati”, ha spiegato Del Fante in audizione alla Camera. Altri 5mila e 500 rafforzeranno in particolare i servizi finanziari e assicurativi, “lavoreranno negli uffici postali: per allagare il numero di prodotti e i servizi di consulenza abbiamo bisogno di più persone”

In generale il piano di nuovi ingressi strutturali di personale si articolerà circa in 4.600 assunzioni, 3.800 stabilizzazioni da contratto a tempo determinato a indeterminato, 1.800 trasformazioni da part time a full time.

“Al 30 giugno Poste ha in gestione 510 miliardi di euro di risparmi degli italiani“, ha indicato in Commissione Trasporti, Poste e Comunicazioni alla Camera l’a.d.. “Di questi, il 63% fa capo al risparmio postale”: libretti postali per 105 miliardi e buoni postali fruttiferi per 216 miliardi. E’ “un canale di finanziamento del debito del Paese”, sottolinea Del Fante, ricordando: “Sono soldi che giriamo a Cdp”. Ed anche della raccolta del risparmio gestito, tra fondi e riserve tecniche e per quanto previsto sui conti correnti, Poste “investe altri 140 miliardi di euro in titoli di Stato”; “Siamo strutturalmente acquirenti di titoli di Stato – dice Del Fante – perché riteniamo che il compito di una azienda come Poste sia quello di investire nei titoli del nostro Paese”.

Del Fante ricorda che dal 2003 al 2014 la raccolta è stata “marginalmente positiva”, poi “nei tre anni successiva c’è stata una uscita di risorse di 10 miliardi l’anno”: la svolta “dalla seconda metà del 2017 e nel 2018 con Cdp”, e con l’arrivo di Del Fante alla guida della società, è stato “invertito quel trend perché è stato deciso di ridare priorità alla nostra rete di distribuire risparmio postale, lo strumento di risparmio più radicato nel nostro Paese”; un “fondamentale questo cambio di marcia”, commenta.

Per quanto riguarda il presunto coinvolgimento di Poste in Alitalia, Del Fante ha chiarito: “Non abbiamo avuto nessun tipo di interessamento sul dossier Alitalia, quindi io lo leggo sulla stampa”.