Prestiti: ecco perché le banche italiane non li fanno più

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 settembre 2013 9:23 | Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2013 9:24
Prestiti: ecco perché le banche italiane non li fanno più

Prestiti: ecco perché le banche italiane non li fanno più (LaPresse)

ROMA – In Italia siamo sempre sull’orlo del credit crunch: la “trombosi del credito“, quando il flusso di denaro – vitale in un’economia capitalista – si blocca perché le banche, l’organo deputato a pompare liquidità nel mercato, non prestano più i soldi. Quindi le imprese non hanno i finanziamenti per investire e per sopravvivere e collassano.

Sul Corriere della Sera Sergio Bocconi spiega perché le banche non fanno prestiti, che a giugno hanno registrato un calo del 3,22% rispetto al già anemico giugno del 2012. Si tratta di una sofferenza europea e in particolare italiana, visto che siamo il Paese con i parametri più severi per quanto riguarda il credito:

“Il problema dei crediti deteriorati (non performing loans) che in Italia comprendono sofferenze, incagli, esposizioni ristrutturate e scadute, è in effetti esploso nel nostro Paese (l’ammontare ha raggiunto nel primo trimestre quota 249 miliardi su circa 1.750 di finanziamenti) e Via Nazionale ne ha fatto oggetto di ispezioni e di un’analisi identificando 20 gruppi bancari grandi e medi il cui tasso di copertura era inferiore alla media o aveva registrato diminuzioni significative. Ma è stato lo stesso Governatore Ignazio Visco a sottolineare all’Abi che «l’asset quality review dovrà essere fondata sulla definizione di regole e metodologie comuni, criteri di valutazione uniformi». Secondo stime riportate da Bankitalia nell’aprile 2013, se i crediti deteriorati e i tassi di copertura delle banche italiane fossero ricalcolati con i criteri adottati dalle banche straniere, e quindi per esempio escludendo i crediti garantiti, l’incidenza delle partite deteriorate sul totale dei crediti passerebbe dal 12,4% all’8,5%”.

Bocconi paragona il mercato del credito europeo alla Champions League, dove però una squadra (le banche italiane) gioca con regole più severe e un’altra può muoversi con più libertà:

“Un altro punto riguarda le posizioni garantite: molte banche europee le escludono dai prestiti deteriorati, mentre le nostre classificano i crediti in base al merito del debitore, senza considerare il valore delle garanzie. Troppe differenze, ma spesso non è la prudenza a premiare né sui tavoli ufficiali né su quelli degli investitori. Così la Champions League rischia di vincerla chi in casa ha l’arbitro più «accomodante». E se lo porta in trasferta”.