Asl e Regioni si mangiano il triplo di quanto costano farmaci, protesi, garze..

Pubblicato il 3 Luglio 2012 11:09 | Ultimo aggiornamento: 3 Luglio 2012 11:09

sanità pubblicaROMA – Una siringa monouso dovrebbe costare 3 centesimi, Asl e ospedali invece l’acquistano al prezzo medio di 7 centesimi: non è una differenza trascurabile, c’è una differenza del 133,3%, provate a immaginare quante siringhe ogni giorno vengono usate. Stessa progressione geometrica per il prezzo delle garze (3 centesimi contro 8 finali). La levofloxacina, il principio attivo che serve a curare le infezioni, dovrebbe avere un costo standard di 80 centesimi a flacone da 500 mg: in sede d’acquisto la spesa quadruplica improvvisamente, il flacone, che sempre 500 mg di antinfettivo contiene, costa alla fine 3,22 euro (una differenza del 302,5%).

Epoteina Alfa (per l’anemia): costo giusto 70,4 euro, media nazionale il doppio, 142 euro. Il Filgrastim 11,35 euro contro una media di 35 euro. Enoxaparina sodica, 86 centesimi, media 2 euro e 10. Ritonavir+Lapinavir (cocktail per curare l’Aids) 76 centesimi contro una media di 1,39 euro. Nel caso degli inserti di protesi all’anca, c’è chi li paga 284 euro e chi 2.575. Basta sfogliare i dati pubblicati dall’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici per assistere allo scempio di uno spreco sistematico e universale, che gonfia fino a cinque volte tanto il capitolo di spesa sanitaria. Un inserto di tibia, che serve a ridare mobilità al ginocchio, può costare da 199 euro a 2479 euro, dodici volte in più. Emerge un confronto impietoso e imbarazzante tra i prezzi di mercato e i costi affrontati nella realtà.

Il sito dell’authority offre una miniera inesauribile di esempi che si ripercuotono poi con lo spettacolo di una sanità sempre in deficit, di prestazioni insufficienti, di tagli conseguenti ai servizi essenziali. Il sito, visitabile, registra lo scollamento ingiustificato tra prezzi di riferimento all’origine e costi finali su ogni ambito, dalla siringa alla protesi. Il gonfiamento artificiale è la regola, si tratti dei principi attivi dei medicinali, di dispositivi medici, di servizi di ristorazione o pulizia e lavanderia.

E’ chiaro che esistono delle differenze tra materiali diversi, tra tecnologie a un diverso grado di avanzamento tecnologico. C’è differenza (leggiamo su La Stampa del 3 luglio) tra “una protesi di ultima generazione in titanio e un altro dispositivo made in China, ma cosa dire quando le differenze lambiscono o superano il 400% per l’identica tipologia di prodotto, come il caso di protesi vascolari rette usate per gli aneurismi, che in media le nostre Asl acquistano a 1130 euro anziché a 293 euro come ‘suggerisce’ l’authority?”

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In effetti, con la scure imposta dalla spending review si dovrebbe cambiare musica, i consigli diventeranno vincolanti e case farmaceutiche insieme agli altri produttori dovranno rivedere i propri bilanci, stavolta per difetto. L’obiettivo è un taglio del 3,7% sugli acquisti. Per esempio per un pasto in ospedale non si potrà spendere meno di 4 euro e 46 e più+ di 5 euro e 69. Il prezzo dei farmaci dovrà riferirsi a quello praticato dal 10% delle aziende sanitarie più virtuose, criterio adottato anche per protesi, cerotti, siringhe ecc…