Le Province abolite alle 19,00 e risorte alle 11,00. Cronaca di una “finta di governo”

Pubblicato il 28 Maggio 2010 15:41 | Ultimo aggiornamento: 2 Giugno 2010 13:08

Un lettore ci chiede un “commento duro” sulla indefinibile, ineffabile e in fondo non commentabile vicenda delle Province. Il lettore si chiama Giovanni Attinà e a noi mancano le immagini, gli aggettivi, la fantasia che anima un commento. Perchè la realtà supera di gran lunga l’immaginazione e la fantasia. Rifacciamo in breve la cronaca, purtroppo si commenta da sola. Nel tardo pomeriggio di un non qualunque giorno di governo il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia convocano la stampa e parlano al paese. Presentano la manovra finanziaria “tornante storico” secondo Tremonti, “inevitabile ma salutare sacrificio” secondo Berlusconi, antidoto al “rischio Grecia anche per l’Italia” secondo Gianni Letta. Il tono è solenne e grave, 24 ore prima il capo dello Stato ha invitato tutto il paese a comprendere e collaborare. Capo del governo e super ministro vengono da una riunione del Consiglio dei ministri, tenutasi la sera precedente, in cui tutti i ministri hanno approvato le 150 pagine che contengono il testo e i dispositivi della manovra. Hanno scritto, letto, approvato e ora presentano e difendono il loro lavoro davanti alla pubblica opinione. Nei testi c’è scritto, tra l’altro, che saranno abolite entro quattro mesi le Province sotto un certo numero di abitanti. Giornali e tv giustamente titolano: “Abolite le Mini Province”.

Si fa il conto e si arriva a dieci Province che presto non ci saranno più. Solo dieci perchè il testo è stato congegnato in maniera astuta e diplomatica. Per sparire e per far risparmiare allo Stato il loro non indispensabile costo, le Province devono essere non soltanto piccole ma neanche situate in Regioni a statuto speciale. Insomma la Sicilia si tiene le proprie e anche la Sardegna tiene in vita le sue di Province, anche se alcune hanno la metà della popolazione richiesta dalla manovra per non essere abolite. Non solo, le Province che confinano con Stati stranieri sono esenti dall’abolizione? Devono difendere i confini con i vigili e gli uscieri “provinciali”? No, sono in gran parte Province amministrate dalla Lega, Province di Bossi. La “spiegazione” viene accettata come in fondo ovvia e naturale dalla gran parte della stampa e dell’opinione pubblica: e che vuoi fare un dispetto a Bossi? Il provvedimento che abolisce le Province è in fondo molto “italiano”: si abolisce ma con eccezioni, la prima e la più grande la si fa nei confronti di chi conta. Comunque e sia: ci sono 107 Province, ce ne saranno 97. Non è un taglio ma è almeno un segno.

Non ce la fanno a passare dodici ore che il presidente dell’Unione delle Province italiane chiama a sua volta i giornalisti. Rivela: di Province non se ne taglia nessuna, ho appena parlato al telefono con Berlusconi che me lo ha garantito. Con Berlusconi chi? Forse il figlio? Berlusconi padre e presidente del Consiglio ha votato in Consiglio dei ministri la manovra che dieci Province aboliva, quel Berlusconi lì si è assunto la responsabilità della manovra davanti al paese. Non può essere lo stesso Berlusconi che dice al presidente dell’Upi, Castiglione, che era tutta una finta. E invece è lui, è lo stesso Berlusconi. Infatti in serata, neanche 24 ore dopo la conferenza stampa con Tremonti, Berlusconi Silvio fa sapere che le Province non si tagliano, “non c’è scritto nella manovra”.

Come lo commenti un capo di governo che nell’arco di una giornata approva un testo e poi lo nega? Un paese che registra e tutto sommato archivia questa “quadriglia” come folklore governativo? Come la commenti questa abitudine che tutti abbiamo contratto a considerare standard il qui lo dico e qui lo nego? Totò e Peppino De Filippo servirebbero. Servirebbe una loro gag comico-demenziale, di quelle dove i personaggi giocano a imbrogliare le parole e il loro significato. Ma forse neanche Totò e Peppino ce la farebbero, loro facevano dell’assurdo un genere comico. Invece l’assurdo è diventato un genere di governo, un costume civile. La cronaca racconta delle Province che furono abolite dalle 19,00 di una sera e ripristinate alle 11,00 della mattina dopo. Basta e avanza come commento.