La carta a San Marino, e i microchip in Svizzera: gli affari della Pubblica amministrazione coi paradisi fiscali

Pubblicato il 15 novembre 2010 18:41 | Ultimo aggiornamento: 15 novembre 2010 18:41

San Marino è nella “lista grigia” di quei Paesi che, se proprio paradisi fiscali non sono, poco ci manca. Questo, però, non impedisce alla Pubblica amministrazione italiana di concluderci affari d’oro, nonostante il governo, Giulio Tremonti in primis, della lotta ai paradisi fiscali faccia uno dei caposaldi della sua azione.

Scrive Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, per esempio, che la società di San Marino Karnack, dal 2007 al 2010 vende risme di carta a Trenitalia. Un affare da circa 10 milioni di euro portato a termine nonostante, da tempo, l’osservatorio dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici chieda di regolamentare il fenomeno. Del resto c’è una lista nera, spiega Rizzo, che dal 1999 viene sempre aggiornata e spiega quali siano i paesi con cui è meglio non concludere affari.

I risultati però, non sono in linea con le aspettative di chiarezza dell’Autorità visto che la sola San Marino ha chiuso ben venti contratti triennali con la Pa. Oltre alla Karnak, per esempio c’è la San Marino Tour, che ha venduto ai nostri enti pubblici soggiorni vacanze per circa 152 milioni di euro. Poi, aggiunge Rizzo, c’è la Sapidata, che noleggia autovelox e cura la macchina amministrativa delle multe: la società ha strappato un contratto da quasi 4 milioni.

Nell’elenco dei paradisi fiscali che fanno affari con la nostra Pubblica amministrazione, però, non c’è solo San Marino. L’azienda ospedaliera dell’Università Federico II di Napoli, per esempio, il materiale di cancelleria l’ha comprato da un’azienda dell’Isola di Man.

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Poi c’è la Svizzera che fa la parte del leone. A parte i prodotti farmaceutici (mercato ‘naturale’ di molti ospedali visto che proprio nel Paese dei quattro cantoni hanno sede legale diverse case produttrici di medicinali), dalla  Svizzera vengono anche i microprocessori per i permessi di soggiorno degli immigrati e quelli per le card multiservizio dei nostri Carabinieri.

Infine le poste. Per un servizio di stampa e imbustamento di opuscoli per un programma regionale di prevenzione del tumore, la Postel si è rivolta ad una società di Andorra. E Rizzo, in conclusione, si chiede: “Ma cosa c’entrano le Poste italiane con Andorra?”.