Pubblica amministrazione, verso l’aumento da 250 euro al mese per i dirigenti di Stato

di redazione Blitz
Pubblicato il 28 Luglio 2019 10:19 | Ultimo aggiornamento: 28 Luglio 2019 10:19
aumento stipendi

(Foto archivio Ansa)

ROMA  –  Duecentocinquanta euro in più al mese: è quanto potrebbero ritrovarsi in busta i dirigenti di Stato, se il contratto verrà rinnovato secondo le richieste dei sindacati. 

In questi giorni l’Aran, l’Agenzia che fa le veci del governo nei tavoli negoziali, e i sindacati, hanno provato a chiudere. Se il rush non è riuscito, qualche frutto però lo ha dato. Dopo gli ultimi serrati incontri è uscita una bozza di contratto in cui compaiono le prime cifre sugli aumenti. Numeri relativi al triennio ormai archiviato ma ancora appeso: 2016-2018.

Si tratta di un aumento di 125 euro lordi al mese sullo stipendio base della seconda fascia e un aumento di 160 euro per la prima fascia, a cui vanno aggiunti rispettivamente altri 31 e 99 euro sempre tra le voci fisse. Resta ancora da determinate quindi la parte variabile, quella legata agli incarichi ricoperti e ai risultati raggiunti. Non spiccioli. Per le categorie più alte può anche rappresentare il capitolo più pesante.

I sindacati puntano a portare a casa 250 euro medi, magari, questo il loro intento, spostando il bottino il più possibile sulle voci fisse. E’ qui che la trattativa si fa più complicata. Ma visto che l’aumento complessivo deve essere del 3,48%, perché così è stato stabilito in legge, la cifra che dovrebbe risultare dalla somma complessiva delle varie poste sarebbe comunque vicina ai 250 euro.

La dirigenza della Pubblica amministrazione centrale si confermerebbe in questo modo quella meglio remunerata. Per i medici l’asticella si è fermata a 190 euro, per i presidi a 160 euro. L’aumento base sul cosiddetto ‘tabellare’ è però stato uguale per tutti: sempre 125 euro.

Certo nella dirigenza di Stato, che va dai ministeri alle agenzie fiscali, agli enti pubblici non economici come l’Inps, ci sono anche i dirigenti di prima fascia, per cui si parte da presupposti diversi e infatti per loro la crescita della retribuzione fondamentale è maggiore (160 euro). Anche se, c’è da dire, quest’ultimi sono una piccola rappresentanza, meno di 400 su un totale di 6.700.

Alla ripresa dei lavori in autunno ci saranno da sciogliere ancora diversi nodi, tra cui l’inquadramento dei dirigenti del ministero della Salute, per cui le parti si stanno accapigliando su contrari e favorevoli a introdurre un orario di lavoro di 38 ore settimanali. Ma al centro del dibattito non potranno che tornare i numeri degli aumenti.

“Sappia il nuovo presidente dell’Aran – avverte Florindo Oliverio della Fp Cgil – che la partita per il contratto dell’area dei dirigenti e dei professionisti delle funzioni centrali non potrà chiudersi con poco più di 200 euro a regime, magari divisi tra tutte le voci retributive”.

In tutto ciò infatti all’Aran si è consumato il passaggio tra Sergio Gasparrini, andato alla Corte dei Conti, e Antonio Naddeo, già nominato suo successore. Il segretario generale di Unadis, Barbara Casagrande, lancia un appello affinché non si attenda ancora, visto che il contratto manca da dieci anni. “Siamo disponibili a proseguire i tavoli tecnici anche per tutta l’estate. Siamo pronti – assicura – a mettere la firma anche il 16 agosto”. (Fonte: Ansa)