Quote Banca d’Italia incasso: Intesa 430 mln, Unicredit 240

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Novembre 2015 12:07 | Ultimo aggiornamento: 23 Novembre 2015 12:07
Quote Banca d'Italia incasso: Intesa 430 mln, Unicredit 240

Quote Banca d’Italia incasso: Intesa 430 mln, Unicredit 240

ROMA – Nell’ambito della riforma che con il Governo Letta portò alla rivalutazione delle quote del capitale della Banca d’Italia (il 10% in mano alle banche), Intesa San Paolo, Unicredit e Generali stanno cedendo parte delle quote a 5 enti previdenziali e a Banca Piemonte. La legge obbliga gli istituti a non avere più del 3% del capitale.

Il gruppo Intesa Sanpaolo si ridurrà nell’azionariato di Via Nazionale dal 42,4% al 36,7% per un controvalore di 430 milioni di euro. Tra gli altri soci di peso ci sono poi UniCredit (circa il 22%), Generali (6,3%) e Inps (5%) seguono con quote minori altri soci dalla Carige a Bnl e Mps fino alla più piccola Banca del Monte di Lucca.

Unicredit ha ceduto il 3,2% della sua quota in Banca d’Italia per un controvalore di oltre 240 milioni di euro. L’istituto è il secondo maggiore azionista di Via Nazionale con circa il 22% (dopo la dismissione il 18,9%) valutato a 1,659 miliardi di euro.

L’operazione, prevista dal tanto criticato decreto legge del governo Letta di fine 2013, che aveva permesso la rivalutazione del capitale dell’istituto di Via Nazionale dai 156.000 euro di ottant’anni fa (1936) agli attuali 7,5 miliardi, impone ai soci con quote superiori al 3% di portarsi sotto questa soglia entro il 31 dicembre del 2016. Una valutazione nominale che è stata considerato un regalo alle banche, un trucco contabile per ottenere un 16% di ritorno in termini di gettito fiscale (giusto un miliardo per abolire la seconda rata dell’Imu), un “bluff” lo considerava l’attuale presidente dell’Inps Tito Boeri due anni fa.

Il capitale liquido non è liquido, ma le banche chiedono che le quote di Banca d’Italia siano computabili nel valutare i requisiti di capitale imposti dalle nuove autorità di supervisione europee. Si è così creata una specie di associazione a delinquere nel cercare di chiudere nel più breve tempo possibile la partita. (Tito Boeri, Wall Street Journal).

Per effetto del provvedimento di due anni fa la partecipazione in portafoglio alla Superbanca è stata rivalutata a 3,1 miliardi. Ipotizzando, quindi, che la Ca’ de Sass resti azionista con una quota del 3% l’incasso complessivo atteso è di circa 2,9 miliardi. Intanto, quindi la banca ha firmato una serie di contratti preliminari con diversi enti di previdenza e istituti di credito per la cessione delle quote in questione al valore nominale (25.000 euro ciascuna).

Si tratta dell’Enpam, di Inarcassa, della Cassa Forense, dell’Enpaia, della Cassa Ragionieri e della Banca del Piemonte. Oltre a Intesa e Unicredit  vi sono anche Generali (6,3%), l’Inps (5%) e Carige (3,9%). Il socio più piccolo, invece, è la Banca del Monte di Lucca con 2 azioni che valgono 50 mila euro. Prima di Intesa Sanpaolo a muoversi era stata Allianz che, sebbene detenesse soltanto una quota dell’1,3%, inferiore quindi al 3%, ha venduto lo scorso settembre alla Banca di Credito Cooperativo di Roma, a Banca Sella Holding, Banca Sistema ed Eurovita Assicurazioni.