Economia

Quote latte, l’ira degli allevatori che pagano le multe: “Pregavo per Bossi, ora ci ha tradito”

Qualcosa si è spezzato nell’amore tra la Lega e gli allevatori del nord, almeno quelli che sulla questione delle quote latte hanno sempre rispettato le regole e pagato le sanzioni nei tempi previsti dalla legge. A raccontare l’ira dei produttori in regola che si sentono traditi è il Fatto Quotidiano che dedica alla questione un lungo articolo.

La questione è semplice: l’Europa impone agli allevatori dei limiti di produzione e chi sfora paga. Almeno dovrebbe, visto che la Lega continua a chiedere proroghe su proroghe e la Ue risponde con sanzioni che ricadono sulla collettività. Ora, però, a mettersi contro il partito di Bossi sono quegli allevatori che si sono sempre attenuti ai limiti imposti dalla Ue.

Pietro Cabrini, allevatore di Ceranova, in Lombardia, racconta la sua delusione senza mezzi termini: “Favorire il 5 per cento dei furbetti  che non pagano contro il 95 per cento degli onesti? Una schifezza”. L’allevatore è uno dei tanti che la Lega l’ha sempre votata e ora si sente pugnalato alle spalle: “Per me Umberto Bossi e ra un idolo. Quando si è ammalato io, giuro, pregavo per lui ogni sera. Ora non lo voterei più neanche morto: mi piange il cuore, ma la Lega per me non esiste più”. Posizione condivisa anche dall’allevatore di Pavia Giovanni Beretta che affonda: “Ci stanno prendendo in giro per fare gli interessi di un centinaio di amici loro”.

Nonostante il malcontento, però, il Senatur non arretra di un passo e continua a difendere i produttori dei Cobas, la sigla che prima ha firmato la rateizzazione e ora rifiuta, cercando di prendere tempo,  il pagamento delle multe: “Sto dalla vostra parte – ha spiegato Bossi parlando a Cremona –  e ho detto a Berlusconi che non può far chiudere le fattorie del Nord, la gente non capirebbe”.

A non capire, per ora, sono soprattutto gli allevatori che hanno pagato e che rispettano le regole. Il caso, intanto, ha creato tensioni anche tra l’ex governatore del Veneto Galan, ora ministro dell’agricoltura, e il suo successore Luca Zaia. Galan chiede le dimissioni di chi causa sanzioni, Zaia sta coi Cobas. In mezzo gli allevatori che hanno pagato e non vogliono più sentir parlare di Lega e quelli che invece non pagano e sperano che le camicie verdi tengano il punto. Anche se così saremo tutti a pagare.

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