Corriere della Sera: De Bortoli non taglia e lascia? Rcs: Aumento di capitale

Pubblicato il 2 agosto 2012 11:35 | Ultimo aggiornamento: 2 agosto 2012 11:35
Pietro Scott Jovane, A.D. di Rcs

Pietro Scott Jovane, A.D. di Rcs (Foto LaPresse)

MILANO – Non è un buon periodo per Rcs, editrice del Corriere della Sera : il titolo in Borsa è in calo dopo i conti del primo semestre 2012 che hanno registrato un rosso di 427 milioni.

Gli analisti ritengono inevitabile un aumento di capitale, ma gli azionisti non sembrano prendere il suggerimento di buon grado, visto che una ricapitalizzazione implicherebbe una diluizione delle loro quote o un ulteriore esborso di denaro per sottoscrivere l’aumento.

L’amministratore delegato Pietro Scott Jovane  starebbe anche pensando di ricorrere di nuovo allo stato di crisi per “alleggerire” la redazione del Corriere, e avrebbe perfino chiesto al direttore Ferruccio De Bortoli un mossa significativa e  di abbassarsi lo stipendio. Ovviamente si tratta di pura demagogia, di moda di questi tempi, e che obiettivamente appare offensiva per un professionista, come se fino a quel momento avesse rubato lo stipendio, non risolutiva di nulla e anche contro ogni logica di buon senso, non solo sindacale, rispetto agli inevitabili tagli. Infatti, se l’organico è stato ritenuto sufficiente per fare un certo tipo di giornale con un certo tipo di organizzazione del lavoro, un taglio della struttura presuppone una modifica anche della organizzazione.

Non sono noti i dettagli del piano di tagli in via Solferino, che ha già visto ridurre il proprio organico rispetto al 2011 da 5.426 a 5.129 dipendenti, anche se i tagli, come il più delle volte è accaduto e accade nei giornali italiani, hanno riguardato principalmente la componente impiegatizia e operaia.

De Bortoli in passato era stato anche protagonista di un duro scontro con i redattori del Corriere sulle prospettive del lavoro giornalistico in una redazione oggi e aveva sostenuto le sue ragioni con una certa fermezza e veemenza.

Ora però, a quanto si dice a Milano e riferisce Affari Italiani, De Bortoli non sembra avere accettato di buon grado l’invito dell’inesperto Scott Jovane, pur esprimendo il suo dissenso con il solito aplomb e senza lasciare come pro memoria una foto di Vittorio Colao, oggi a capo di una delle prime aziende del mondo che al Corriere aveva invece miseramente fallito.

L’irritazione di De Bortoli sarebbe tale da spingerlo a pensare di dimettersi dal suo incarico prima della scadenza del contratto nel’aprile 2013, sia per fatto personale sia come gesto di solidarietà nei confronti dei giornalisti. Esiste un precedente, quando De Bortoli lasciò il Corriere per il Sole in polemica con Maurizio Romiti, figlio di Cesare e all’epoca patron del giornale.

In questo caso tornerebbero d’attualità le voci che vedono alla direzione del Corriere della Sera l’attuale direttore della Stampa Mario Calabresi. E il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi potrebbe avere interesse a  chiamare De Bortoli di nuovo al Sole 24 Ore, segnando così anche una linea di discontinuità rispetto a Emma Marcegaglia.

Che per Rcs siano tempi duri lo dicono i dati del primo semestre 2012, resi noti in questi giorni. Il gruppo ha ridotto il patrimonio netto di oltre un terzo, dopo la svalutazione per 301 milioni delle attività spagnole (Rcs MediaGroup che detiene il 96,48% del capitale di Unidad Editorial, gruppo spagnolo di editoria e informazione online).

Il rosso è così passato da 19 milioni e mezzo a 427 milioni, con i ricavi crollati del 13,5% a 799,9 milioni a causa del calo di pubblicità e di vendite. I ricavi della pubblicità sono in calo del 12,6%, a 332,8 milioni, e quelli che arrivano dalla diffusione in calo del 9,4%, a 370,1 milioni.

Come scrive Italia Oggi, gli analisti di Mediobanca avrebbero chiesto a Rcs di cristallizzare il valore dell’edificio di via Solferino (che vale circa 210 milioni), di sondare la possibilità di un partner di minoranza che per la partecipazione in Unidad Editorial(cedendo il 40% potrebbe incassare 170 milioni), e di cedere Dada.

A pesare sui conti del gruppo Rizzoli-Corriere della Sera sono soprattutto la svalutazione delle attività immateriali in Spagna (per 300,9 milioni) e nella concessionaria pubblicitaria per l’estero Blei (per 4,4 milioni).  In Spagna il fatturato di Unidad Editorial è in diminuzione del 12,4%, con la pubblicità in diminuzione del 17,3% e i ricavi diffusionali in calo del3,9%.

Il Consiglio di Amministrazione presieduto da Angelo Provasoli ha convocato l’assemblea degli azionisti per il 16 e 23 ottobre prossimi.