Recovery Fund (750 mld) e bilancio Ue (oltre mille mld): sussidi, prestiti, condizioni

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Luglio 2020 10:27 | Ultimo aggiornamento: 22 Luglio 2020 11:02
Recovery Fund, bazooka da 750 mld

Recovery Fund e bilancio Ue 2021-27: bazooka da 1800 mld (Ansa)

Dopo quattro giorni e quattro notti di intensi negoziati, l’Europa ha finalmente trovato un accordo sul prossimo bilancio comunitario.

Cui si aggiunge la novità dirompente sul piano economico-politico di un Fondo per la ripresa del valore di 750 miliardi di euro (Recovery Fund).

Un bazooka da 1800 miliardi di euro

Il Consiglio europeo ha varato un pacchetto da 1800 miliardi di euro pera stimolare la ripresa economica de Vecchio Continente.

Svolta storica, perché per la prima volta la somma costituirà una forma di debito pubblico comunitario.

Recovery Fund: 390 mld in sussidi, 360 prestiti

Il pacchetto complessivo si compone di due parti. Il bilancio pluriennale Ue dal 2021 al 2027 e il Recovery Fund secondo la proposta della presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

Dei 750 mld del Recovery, cifra “mostre”, 390 miliardi saranno distribuiti sotto forma di sussidi a fondo perduto, 360 come prestiti.

All’Italia saranno destinati 209 mld tra sussidi e prestiti. Una novità dell’ultima ora è il prefinanziamento del 10%: questa fetta di soldi arriverà prima di tutti gli altri. 

Il bilancio Ue dovrà avere nei sette anni un volume pari a 1074 miliardi di euro, da finanziare prevalentemente attraverso i contributi netti degli Stati membri dell’Unione.

Per la prima volta una forma di condivisione del debito

Come viene finanziato il Recovery fund?

La Commissione europea a tale scopo può emettere titoli comuni sui mercati finanziari.

Gli Stati membri non devono erogare soldi, ma solo esprimere una garanzia rispetto al fatto che nel caso di necessità sostengano i titoli.

La Germania, per esempio, è garante per circa 200 miliardi di euro. Il debito complessivo di 750 miliardi di euro dovrà essere ripagato dall’Ue entro la fine del 2058,.

Ma si inizierà a farlo ancora all’interno dell’attuale esercizio di bilancio settennale, ossia prima del 2028.

Come questo debba accadere dipenderà essenzialmente da come si finanzia l’Ue: con maggiori contributi nazionali degli Stati membri, una riduzione di rispettivi bilanci oppure attraverso nuove fonti di reddito.

Ci sono le condizionalità oppure no?

L’idea alla base del pacchetto non è solo quella di favorire il ritorno alla crescita economica dopo la crisi dovuta all’impatto della pandemia.

Ma anche quello di preparare i Paesi membri ad affrontare al meglio il futuro: una buona parte delle risorse, circa il 30%, sarà destinata per esempio alla difesa del clima, altre sono alla digitalizzazione.

A questo scopo i singoli Paesi Ue devono presentare dei piani di riforma in cui espongono come verranno utilizzati gli aiuti.

Dovendosi però orientare alle raccomandazioni date dalla Commissioni secondo le modalità previste dal semestre europeo.

Si tratta del procedimento regolare secondo il quale vengono coordinate le misure di politica economica dei Paesi Ue.

In che misura i Paesi Ue possono controllare le riforme degli Stati destinatari?

In origine la Commissione intendeva controllare da sola i piani di riforma e l’erogazione degli aiuti previsti dal fondo.

Ma questa idea è stata duramente contestata dall’Olanda, tanto che all’inizio del vertice il premier Mark Rutte aveva preteso il diritto di veto.

Stando al compromesso passato alla fine di un negoziato durissimo, gli Stati dovranno accettare i vari piani di riforma in base a maggioranza qualificata.

Se poi un Paese ha ancora dei rilievi, può sottoporre la questione al Consiglio Ue: il che, secondo alcuni osservatori, assomiglierebbe non poco ad un diritto di veto, anche se si ritiene estremamente improbabile che qualcuno vi farà mai ricorso. (fonte Agi)