Reddito di cittadinanza: no a latitanti e condannati, anche senza sentenza definitiva

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 14 marzo 2019 12:04 | Ultimo aggiornamento: 14 marzo 2019 12:04
Reddito di cittadinanza: no a latitanti e condannati, anche senza sentenza definitiva

Reddito di cittadinanza: no a latitanti e condannati, anche senza sentenza definitiva (Foto Ansa)

MILANO – Niente reddito di cittadinanza a chi ha subito una misura cautelare personale “anche adottata all’esito di convalida dell’arresto o del fermo” o una condanna “anche con sentenza non definitiva”. E’ quanto prevede un emendamento al decretone che introduce le misure bandiera di M5s e Lega: reddito di cittadinanza e quota 100 per la pensione anticipata.

L’emendamento, presentato dalle relatrici Dalila Nesci (M5S) ed Elena Murelli (Lega), prevede la sospensione del reddito di cittadinanza anche per i latitanti o per chi “si è sottratto volontariamente all’esecuzione della pena”. Limitazioni che arrivano dopo le polemiche suscitate dalla richiesta di reddito da parte di alcuni componenti della famiglia Spada di Ostia. 

La sospensione non è retroattiva e ricalca, spiega la relatrice Murelli, la analoga misura inserita al Senato sulle pensioni nel pacchetto quota 100. “Nel primo atto in cui è presente l’indagato o l’imputato – si legge nell’emendamento – l’autorità giudiziaria lo invita a dichiarare se beneficia del reddito di cittadinanza. Ai fini della loro immediata esecuzione, i provvedimenti di sospensione sono comunicati dall’autorità giudiziaria procedente, entro il termine di 15 giorni dalla loro adozione, all’Inps che provvede all’inserimento nelle piattaforme” informatiche in capo a Mise e Anpal “che hanno in carico la posizione dell’indagato o imputato o condannato”.

La sospensione “può essere revocata dall’autorità giudiziaria che l’ha disposta quando risultano mancare anche per motivi sopravvenuti le condizioni che l’hanno determinata”. Le risorse derivanti dallo stop sono riassegnate al Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell’usura. 

Fonte: Ansa