Reddito di cittadinanza: un solo rinnovo e stop al doppio bonus al Sud, i paletti della Lega

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 febbraio 2019 10:09 | Ultimo aggiornamento: 13 febbraio 2019 10:09
Reddito di cittadinanza: un solo rinnovo e stop al doppio bonus al Sud, i paletti della Lega

Reddito di cittadinanza: un solo rinnovo e stop al doppio bonus al Sud, i paletti della Lega

ROMA – Assalto al Decretone in Parlamento. Lega e M5S firmano meno di un centinaio delle quasi 1600 proposte di modifica ma attraverso gli emendamenti i due alleati riscrivono capitoli interi del Reddito e di quota 100. E’ il partito di Matteo Salvini a intestarsi la battaglia per fissare paletti più severi contro l’accesso degli stranieri al nuovo beneficio e a chiedere che gli incentivi per le assunzioni non si possano sommare agli sgravi delle imprese del Sud per gli under 35 (scatenando le ire della ministra 5S Barbara Lezzi) mentre i pentastellati chiedono che gli incentivi vengano estesi anche a chi assume le colf e che gli sconti per riscattare la laurea valgano per tutti, anche se a un prezzo più salato.

Stop al doppio bonus per chi assume al Sud un percettore del reddito di cittadinanza. Lo chiede la Lega con un emendamento al decretone che prevede appunto che “non” siano cumulabili gli incentivi alle assunzioni legate al reddito di cittadinanza con il bonus per l’assunzione di under 35 o disoccupati nel Mezzogiorno. “Resto basita e quasi sconcertata nell’apprendere di un emendamento al dl Reddito di cittadinanza presentato dal capogruppo della Lega, Massimiliano Romeo, che prevedrebbe la non cumulabilità dell’incentivo per l’assunzione di beneficiari del reddito di cittadinanza con quello per le imprese del Sud che assumono gli under 35. L’emendamento andrebbe a penalizzare pesantemente le attività produttive del Sud, che hanno bisogno di strumenti per risollevarsi e tornare competitive, e l’aumento dell’occupazione”. Così in una nota il ministro per il Sud Barbara Lezzi.

Le Regioni intanto rimangono sul piede di guerra e arrivano ad evocare ricorsi alla Consulta: sono sempre i 6mila navigator, i ‘coach’ che dovrebbero assistere chi cerca lavoro, a essere nel mirino. Il malcontento però, secondo quanto riferiscono fonti di maggioranza, non sarebbe omogeneo e le realtà del Sud sarebbero infatti meno critiche. In serata, dopo un incontro di tre ore con il vicepremier Luigi Di Maio, arriva intanto una schiarita: l’accordo ancora non c’è ma la riunione viene definita “positiva” dalla coordinatrice degli assessori regionali al Lavoro, Cristina Grieco.

La Commissione Ue avvisa l’Italia sul debito. “Anche oggi da Bruxelles è arrivato un avviso all’Italia, i cui “rischi di sostenibilità del bilancio appaiono alti nel medio periodo”. Per non parlare, aggiunge la commissione Ue, delle “vulnerabilità legate al debito alto”. In attesa di conoscere le intenzioni reali del governo, i gruppi parlamentari si sono però esercitati con la presentazione degli emendamenti. Con l’eccezione di Fratelli d’Italia, che ha presentato circa mille proposte di modifica, maggioranza e opposizione hanno messo a punto richieste che nel numero sono contenute ma nel merito riscrivono il provvedimento simbolo della prima manovra gialloverde.

Se appare quasi impossibile che riceva disco verde la proposta del Pd per il potenziamento del Reddito di inclusione, vita difficile rischia di avere anche la richiesta avanzata dalla Lega di introdurre uno “sconto-figli’ per le mamme che lavorano, il paletto ‘anti-divano’ che punta a dare il Reddito solo a chi ha lavorato almeno 2 anni. Qualche chance hanno invece l’idea, firmata dai 5S, di rivedere le misure per il riscatto della laurea e quella leghista che punta a bloccare la pensione per evasi e latitanti.

Possibili aperture potrebbero arrivare in favore dei nuclei più numerosi, con minori e disabili, e si ragiona anche sulla possibilità di alzare a 45mila euro la quota di trattamento di fine servizio che può essere anticipato tramite prestito bancario. Destinata a fare nuova polemica, infine, la scelta dei pentastellati di insistere sulla stretta per le pensioni dei sindacalisti e che per la Cgil è solo “una feroce campagna diffamatoria basata sul nulla”.