Reddito di cittadinanza: da 100 a 130mila pronti a rinunciare. Pochi euro per rischiare i controlli

di Riccardo Galli
Pubblicato il 14 maggio 2019 8:50 | Ultimo aggiornamento: 14 maggio 2019 9:07
Reddito di cittadinanza: da 100 a 130mila persone pronti a rinunciare. Non gli conviene

Reddito di cittadinanza: da 100 a 130mila pronti a rinunciare. Non gli conviene (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Un milione e spicci di domande, tre su quattro accettate ma centomila già pronte ad essere ritirate. Ritirate per paura dei controlli o per delusione di fronte ad un assegno troppo sottile, ritirate cioè perché il gioco non vale la candela. Sono i numeri del reddito di cittadinanza e della platea che l’ha voluto e richiesto, compresi quelli che poi si sono pentiti.

Numeri ‘ufficiali’ visto che a renderli noti è stato il presidente dell’Inps Pasquale Tridico a margine di un incontro al Salone del Libro. Sembra strano eppure è così: sono tanti, sicuramente più di quanti ci si sarebbe aspettati, quelli che al reddito sono pronti a rinunciare. Così tanti che l’Inps starebbe predisponendo procedure e moduli per ritirare la richiesta. Ma perché così tanti fanno marcia indietro o sono pronti a farla? A caval donato, come si dice, non si guarda in bocca.

Ma il reddito di cittadinanza non è donato e non è gratis: troppi controlli e troppa burocrazia, soprattutto se l’assegno è molto più magro dei 780 euro immaginati. E allora ecco la ragione, anzi le ragioni della piccola grande fuga dal reddito di cittadinanza. Si rinuncia perché l’assegno è troppo magro, al di sotto delle attese e delle speranze. Ed è il caso dei 35mila beneficiari di importi mensili tra i 40 e i 50 euro, degli oltre 11mila che si fermano tra i 50 e i 75 euro come dei quasi 20mila che ricevono tra i 75 e i 100 euro mensili ma anche dei 40mila che non arrivano a 200 euro. Ma a questo va aggiunto altro perché, per quanto pochi, nessuno rinuncerebbe anche a soli 10 euro regalati.

Il reddito però prevede adempimenti, controlli e anche sanzioni. Adempimenti che vanno dal reperimento alla produzione di documenti vari – dallo stato di famiglia alla dichiarazione dei redditi – e arrivano sino all’obbligo di seguire percorsi formativi o prestarsi a lavori socialmente utili. Per non parlare dell’obbligo di accettare le offerte di lavoro quando e se arriveranno. E poi i controlli che mettono e metteranno, giustamente, il naso nelle vite di chi il reddito ha chiesto fino alle sanzioni previste per i ‘furbetti’ che prevedono anche il carcere.

Un mix potente, in grado di scoraggiare molti, più o meno il 10% di quanti hanno fatto domanda e il 15% di quanti hanno visto accordata la loro. “Il problema – spiegano dai Caf – è che le persone avevano capito che la cifra di 780 euro fosse quella standard. Quando hanno visto gli importi, non sono solo rimasti delusi, ma hanno cominciato a pensare che non valeva la pena per 40-100 euro sottostare alla griglia di obblighi e controlli che la normativa sul reddito prevede”.