Reddito minimo garantito per chi è sotto i 1.000 euro: idea Pd per il Jobs Act

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Agosto 2014 13:41 | Ultimo aggiornamento: 12 Agosto 2014 13:41
Reddito minimo garantito per chi è sotto i 1.000 euro: idea Pd per il Jobs Act

Reddito minimo garantito per chi è sotto i 1.000 euro: idea Pd per il Jobs Act (LaPresse)

ROMA – Un assegno sociale per chi è sotto i mille euro: un reddito minimo garantito esteso anche a chi non ha mai avuto un’occupazione. È una misura della quale potrebbero beneficiare cinque milioni di persone, dal costo – nella versione “minimal” – di un miliardo e mezzo, che il Pd vorrebbe inserire nel cosiddetto Jobs Act, il disegno di legge che il Parlamento dovrebbe approvare nel 2015.

Sarebbe, più del bonus da 80 euro, il vero “Armageddon” del Pd contro il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che aveva fatto del “reddito di cittadinanza” un cavallo di battaglia per sfondare alle elezioni politiche di febbraio 2013.

Nel testo firmato dal ministro del Welfare Giuliano Poletti, scrive Michele Di Branco sul Messaggero

le disposizioni della delega si limitano ad indicare la «eventuale introduzione, dopo la fruizione dell’Aspi, di una prestazione in favore dei lavoratori in disoccupazione involontaria che presentino valori ridotti Isee». Il che vuol dire, carte alla mano, che solo coloro che hanno perso il diritto all’Aspi e sono poveri potrebbero ottenere un sussidio. Coloro che non sono mai riusciti, per motivi diversi, a trovare un’occupazione che facesse loro maturare il diritto all’Aspi(e cioè del sussidio alla disoccupazione voluto dall’ex-ministro del welfare, Elsa Fornero), ne sarebbero esclusi e con loro anche le loro famiglie.

Una platea di eventuali beneficiari del reddito minimo garantito che il Pd vorrebbe allargare

Questa impostazione restrittiva, però, non piace affatto ad una larga fetta del Pd che già in questa legislatura aveva tentato di assicurare un assegno in favore dei circa 5 milioni di individui che si trovano in situazione di povertà. Vale a dire persone e nuclei familiari con una capacità di spesa inferiore a mille euro al mese. Quel progetto, per il quale aveva spinto in particolare l’ex ministro del governo Letta Enrico Giovannini, fallì in quanto servivano 7,5 miliardi per coprire tutta la platea dei poveri. Ma il tema resta e sta a cuore ad ampie fasce della maggioranza che sostiene Renzi. Ambienti che stanno cercando di modificare l’orientamento della delega. L’ipotesi sulla quale si sta ragionando è indirizzare un assegno verso gli indigenti in modo da permettere loro di raggiungere almeno i 500 euro di spesa potenziale. Ovviamente privilegiando nel meccanismo coloro i quali partono da 0 euro. E cioè persone disoccupate e senza alcuna entrata.

Secondo alcune stime questa formula, comunque ”minimal” rispetto a versioni in vigore in molti altri Paesi europei, costerebbe circa 1,5 miliardi di euro alle casse dello Stato. La gestione dell’operazione sarebbe affidata alla neonata Agenzia nazionale per il lavoro, che avrà competenze in materia di gestione degli ammortizzatori sociali, e cioè proprio dell’Aspi, e che si occuperà del reinserimento nel mondo produttivo dei disoccupati. Tra l’altro nei progetti del governo c’è anche quello di estendere l’Aspi anche ad alcune categorie di lavoratori precari, come chi è assunto con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa. Sempre riguardo all’Aspi, si prevede di allungare la durata del sussidio alla disoccupazione per i dipendenti più anziani.

Altre idee da inserire o presenti ancora in maniera vaga e generica nel disegno di legge Poletti sono:

salario minimo orario per tutti i rapporti di lavoro dipendente;

contratto di lavoro a tutele crescenti: per 36 mesi, il dipendente lasciato a casa senza una giusta causa non avrà diritto a essere reinserito nell’organico ma potrà ottenere soltanto un risarcimento in denaro pari al guadagno di due giorni lavorativi per ogni mese di impegno in azienda. Dal quarto anno in poi, invece, scatteranno le stesse protezioni previste per tutti gli altri lavoratori più anziani. Il testo della legge-delega specifica però che l’introduzione del nuovo contratto a tutele crescenti potrebbe avvenire inizialmente in via sperimentale, dopo un confronto con le parti sociali.