Lui vende reggiseni, lei aggiusta tubi: uomini e donne, lavori invertiti

Pubblicato il 13 Marzo 2012 0:08 | Ultimo aggiornamento: 12 Marzo 2012 20:13

MONZA – Capita che con la crisi anche i ruoli si invertano. E così possiamo trovare donne imprenditrici alle prese con un lavoro tradizionalmente maschile, ma anche uomini che si cimentano con business più tipicamente femminili. Da un lato gentili signore al lavro con tubi, camion e costruzioni e dall’altro maschietti immersi in pizzi e profumi.

Uomini tra merletti e pannolini – Tra i settori solitamente “rosa” che piacciono ai maschi, c’è quello della biancheria intima: secondo l’Ufficio studi della Camera di commercio di Monza e Brianza su dati Registro Imprese, in Italia ci sono oltre 1800 imprenditori che vendono pizzi e merletti, essendo titolari di un’impresa attiva nel commercio di biancheria intima, con quasi cento nuove imprese iscritte in un anno. Anche il settore dell’estetica vanta sempre più uomini, impegnati con manicure e make up: sono oltre mille infatti i titolari uomini di centri di bellezza.

Ma anche altri settori conquistano sempre più signori. Sempre secondo le rilevazioni della Camera di Commercio di Monza e Brianza, nel business dei matrimoni, molto forte di questi tempi, lavorano circa 170 imprenditori uomini che commerciano bomboniere e confetti. Il gentil sesso in alcuni casi lascia il posto ai colleghi maschi anche per quanto riguarda la cura dei più piccoli, che interessa 30 formatori-imprenditori tra asili nido e servizi di baby-sitting.

Donne in tuta e con gli attrezzi – Dall’altro lato sono numerose anche le donne che si ingegnano con lavori più tipicamente maschili. In Italia sono infatti oltre 3.500 le donne alla guida di camion e tir, il 5,4% del totale degli autotrasportatori. E ogni 10 nuovi iscritti nel 2011, uno è donna. «Le donne hanno voglia di fare, e di fare impresa, con una buona tenuta nei settori tradizionali, commercio e manifatturiero e al contempo un’interessante apertura alle attività più innovative e “creative”.

Una vivacità che genera a sua volta occupazione e di cui beneficia l’intero sistema economico – ha dichiarato Mina Pirovano, Presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di commercio di Monza e Brianza – Certo è che a fronte di una crescente partecipazione della donna al lavoro e a un progressivo prolungamento della sua vita lavorativa, occorre ripensare i modelli organizzativi e culturali della nostra società». Non vi sono poi solo camionisti in gonnella, ma anche elettriciste: nel Bel Paese si contano oltre 500 donne che si occupano di riparazioni elettriche, il 3,9% del totale degli elettricisti.

E ancora, sono 1200 le donne tappezziere, il 14,9% del totale (ogni 5 nuovi tappezzieri iscritti nel 2010, uno è donna), 340 calzolaie (l’8% del totale), 380 falegnami donne (il 2,1% del totale) e 400 donne idraulico (meno dell’1% del totale). Infine si contano oltre 1200 signore carrozziere e meccanico (il 2,1% del totale) e 3mila donne fabbro, il 6,2% del totale.