Rei (reddito di inclusione) per 900mila persone, 7 su 10 al Sud

di redazione Blitz
Pubblicato il 29 marzo 2018 7:16 | Ultimo aggiornamento: 29 marzo 2018 0:03
Sono quasi 900mila le persone che hanno avuto accesso al Rei, il reddito di inclusione

(Foto Ansa)

ROMA – Sono in tutto quasi novecentomila, 870mila per l’esattezza, le persone in situazione di bisogno economico che hanno avuto accesso in questi mesi al reddito di inclusione contro la povertà.

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Il dato arriva dall’Inps, che ha presentato i primi dati sui Rei, spiegando che lo hanno ottenuto 110.000 famiglie con un importo medio di 297 euro al mese (316.000 le persone coinvolte). La maggioranza, circa 7 su 10, si trovano al Sud.

Le famiglie che hanno avuto il Sia (il sostegno all’inclusione attiva, misura che ha anticipato il Rei) sono 119.226 per un importo medio di 245 euro mensili (476.868 persone coinvolte). Poco meno di 100.000 altre persone sono state interessate da misure regionali integrative di contrasto alla povertà.

La stragrande maggioranza delle famiglie che hanno ottenuto il Rei (ma anche in precedenza il Sia) sono residenti al Sud. In pratica sette su 10 tra i beneficiari di questi strumenti sono nel Mezzogiorno. Per il Rei sono residenti al Sud 79.723 famiglie su 110.138 complessive (il 72,4%) con un importo medio di Rei di 309 euro contro i 256 del Nord. Per il Sia la percentuale di nuclei residenti al Sud è del 69,6% (83.004 su 119.226).

“Per la prima volta l’Italia – ha detto il premier uscente, Paolo Gentiloni – si è dotata di una misura strutturale contro la povertà. A tre mesi dall’avvio del reddito di inclusione si può dire che funziona. Non stiamo parlando di buone intenzioni ma di fatti. Ora 900 mila persone in carne e ossa” sono tutelate mentre in seguito (da luglio quando non ci saranno più requisiti di accesso familiari ma solo economici, ndr) saranno 2,5 milioni.

“E’ uno strumento nazionale, strutturale e non passivo”, ha aggiunto il premier uscente, ricordando che a fianco del sostegno monetario c’è un percorso per la famiglia con l’obiettivo di farla uscire dalla povertà.

“Il reddito minimo c’è già – ha detto il presidente dell’Inps, Tito Boeri – e si chiama Rei. E’ un primo passo, ancora sottofinanziato, ma c’è. Abbiamo recuperato un ritardo di 70 anni rispetto agli altri Paesi”.

Il 73% dei nuclei percettori di Sia e Rei è una famiglia con almeno tre componenti (l’Inps parla di famiglie numerose) ma l’11% è una famiglia con un solo componente. Se si guarda al solo Rei, il 23% dei nuclei percettori (110 mila nel complesso) è composto da un solo componente, in gran parte dei casi un over 55 disoccupato.

I beneficiari fino a giugno sono nuclei con un figlio con disabilità (anche se maggiorenne) o con una donna in stato di gravidanza o con un over 55 disoccupato. Dal 1° luglio il Rei diventa universale. Le famiglie beneficiarie potenziali in sede di prima applicazione sono circa 500 mila, di cui 420 mila con minori (quelle che possono chiederlo ma non è detto che lo facciano). Da luglio potranno crescere a oltre 700 mila.

La platea potenziale del Rei è ora di 1,8 milioni di persone (da luglio passerà a quasi 2,5 milioni), di cui 700 mila minori. Il sussidio può durare al massimo 18 mesi e bisogna aspettare sei mesi dall’ultima erogazione prima di poterlo chiedere di nuovo.

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