Riforma ammortizzatori sociali, chi paga? Ichino risponde a Mucchetti

Pubblicato il 9 Gennaio 2012 14:29 | Ultimo aggiornamento: 9 Gennaio 2012 14:29

ROMA – “Flexsecurity” alla scandinava per il mercato del lavoro: più flessibilità con più garanzie per i lavoratori, bello no, ma chi paga? Pietro Ichino torna sulla sua proposta rispondendo sul Corriere della Sera a una sollecitazione di Massimo Mucchetti sul tema e idealmente rispondendo a tutti gli scettici di destra e di sinistra sulla possibilità di una effettiva applicazione della riforma degli ammortizzatori sociali. L’ostilità degli scettici è dovuta a fatto che non vedono chi possa finanziare questo nuovo sistema di tutele. Non lo Stato che non ha un euro in cassa, sostengono anche a sinistra, non le imprese per non aggravarle ulteriormente di costi aggiuntivi, sostengono dalle parti di Confindustria. Voglio vedere spese e coperture finanziarie, non accetto nulla a scatola chiusa, dice in pratica Mucchetti nella replica dove mostra di apprezzare però le argomentazioni di Ichino.

Cosa dice il giuslavorista? Non è vero che non ci sono le risorse, sappiamo dove sono, bisogna solo sbloccarle. Se le imprese non ci credono perché non aderiscono in via sperimentale per un paio di anni e vediamo se funziona o no?  Obiezioni nel merito e metodo ai suoi  detrattori. Primo: è possibile trovare risorse tagliando sugli enormi sprechi nel campo delle politiche del lavoro. A partire dalla cassa integrazione “a perdere”, usata per “non per risolvere le crisi occupazionali aziendali ma per congelarle” . Se il lavoro non c’è più meglio dire la verità al lavoratore attivando un trattamento di disoccupazione che lo incentivi a trovarne un altro. Le imprese medio-grandi affermano che ci vuole troppo tempo per sciogliere i rapporti di lavoro improduttivi: si azzeri quel ritardo e il capitale risparmiato lo si impieghi per un trattamento complementare di disoccupazione.

Secondo punto: le imprese accettino la sfida sperimentando sul campo le nuove misure. Si potrà verificare pragmaticamente se “il gioco a somma zero” funziona o meno.