Riforma banche popolari, governo pronto. Lega: “Pronti a salire su barricate”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Gennaio 2015 21:53 | Ultimo aggiornamento: 19 Gennaio 2015 21:53
Riforma banche popolari, governo pronto. Lega: "Pronti a salire su barricate"

Riforma banche popolari, governo pronto. Lega: “Pronti a salire su barricate”

ROMA – Martedì 20 gennaio è il giorno della riforma delle banche popolari. Una riforma che il governo potrebbe introdurre nell’Investment compacy previsto proprio nel consiglio dei ministri di domani e che viene accolto da un fuoco di fila preventivo da politici, sindacati e associazione di settore.

L’ipotesi circolata sarebbe quella di abolizione del voto capitario rendendo di fatto subito contendibili (e in grado di meglio aggregarsi) le popolari quotate. Una misura che formerebbe un pacchetto più ampio sul comparto del credito: da un termine massimo di 15 giorni fissato alle banche per trasferire i conti correnti a chi ne fa richiesta, alla portabilità dei fondi pensioni, all’estensione del fondo di garanzia ai titoli Abs.

Misura in vista degli acquisti che la Bce sta effettuando dallo scorso autunno e che potrebbero liberare risorse nei bilanci. Una spinta in un momento in cui gli istituti di credito hanno invertito la tendenza di ribassi ininterrotti dei prestiti che durava dal 2012 segnando un +0,1% per i finanziamenti a famiglie e imprese.

Ma è la possibile abolizione del voto capitario la misura più incisiva, almeno nel breve. Una circostanza non sfuggita alla Borsa che ha fatto schizzare le azioni degli istituti di credito ma che appunto ha suscitato perplessità e critiche anche molto aspre da parte di molti esponenti politici che guardano a quello delle popolari come un settore più vicino alle esigenze delle Pmi e alieno alla finanza speculativa.

Il più netto è stato il segretario della Lega Matteo Salvini che si è detto “pronto a salire sulle barricate a difesa dei territori. Intanto fermiamo questo tizio”. Il Carroccio si dice pronto a un esposto sospettando una misura che favorisca il salvataggio di Mps.

Il presidente di Assopopolari Ettore Caselli, che è anche presidente della Bper, si dice “perplesso” sulle ipotesi circolate sui media e ricorda come l’associazione avesse nominato una Commissione composta da accademici di chiara fama e di indiscusso prestigio, composta dal Presidente Prof. Angelo Tantazzi, dal Prof. Piergaetano Marchetti e dal Prof. Alberto Quadrio Curzio, con il compito di elaborare un modello di banca popolare ancor più rispondente alle mutate esigenze del mercato”,

“carico di elementi di novità da cui non si può prescindere, ma che al tempo stesso sarebbe ispirato ad un miglior equilibrio degli interessi in gioco e, ancora, si porrebbe in linea di continuità con i valori tradizionali a cui da sempre si ispira il movimento popolare”.

Già venerdì erano scattate le prime voci critiche a partire dai sindacati del settore, preoccupati per possibili tagli del personale a seguito delle aggregazioni ma anche nello stesso Pd da Fioroni, preoccupato per sorti della finanza cattolica molto presente nel settore delle popolari, a Boccia. Ora il fronte si è allargato anche al centrodestra e in particolare a Forza Italia dove si sono espressi contro Renata Polverini, Anna Cinzia Bonfrisco e Maurizio Gasparri.

In serata di lunedì 19 gennaio è anche arrivata la Lega che negli scorsi anni aveva creduto nel progetto della grande popolare del nord di Gianpiero Fiorani e aveva sponsorizzato l’arrivo di Massimo Ponzellini alla Bpm. Anche il segretario generale del sindacato Fiba Cisl critica il ricorso al decreto, ricorda come le popolari siano le piu generose verso le Pmi e attacca “l’effetto annuncio”.

“Oggi i mercati finanziari hanno registrato enormi rialzi che consentono, soprattutto dalle parti di Londra, di brindare a Champagne da parte di coloro che nei giorni scorsi hanno fatto (casualmente?) incetta di azioni…”.