Consulenti Lavoro: “Riforma Fornero flop”. Aziende non fanno più un co.co.pro.

Pubblicato il 21 agosto 2012 10:41 | Ultimo aggiornamento: 21 agosto 2012 10:41
fornero monti

Lavoro: per la Fondazione Consulenti la flessibilità in entrata si è rivelata un flop

ROMA – Prima bocciatura per la riforma Fornero sul lavoro: i consulenti del lavoro, intervistati in un sondaggio, la definiscono senza mezzi termini “deleteria”. In particolare, secondo la loro esperienza sul campo, dichiarano che a un mese dall’entrata in vigore della legge 92/2012 non c’è stata nessuna ricaduta ricaduta positiva sul piano occupazionale, diminuiscono i contratti a progetto senza che, in compenso, i lavoratori a chiamata, finito il periodo transitorio, vengano confermati. La quasi totalità delle piccole aziende (93%) non avvia contratti a progetto (co.co.pro.), segnale inequivocabile, secondo la Fondazione studi dei consulenti del lavoro, del conclamato flop della riforma. Stessa situazione per quanto riguarda la causale nei contratti a tempo determinato: per il 52% degli intervistati la sua eliminazione non ha prodotto un rapporto di lavoro in più. I dati confermerebbero le più amare previsioni della categoria già espresse al momento della discussione e del varo della riforma: i datori di lavoro non ci credono e anzi la ritengono controproducente.

Il sentimento generale è ispirato dalla diffidenza, soprattutto per le difficoltà incontrate nell’applicazione delle nuove norme. Prendiamo, per esempio, la novità sulle dimissioni in bianco: il 56% dei datori di lavoro non sa come deve fare, una quota solo un poco più alta degli stessi lavoratori, che nel 36%  del campione intervistato, non sano districarsi nelle maglie della burocrazia. Riguardo la validità complessiva della norme introdotte, il giudizio non poteva essere più severo: il 90% dei consulenti ritiene che la stretta sulla flessibilità in entrata crea solo maggiore rigidità nel mercato del lavoro, contro uno striminzito 2% che le considera utili a creare nuove possibilità di lavoro. Metà dei consulenti intervistati dichiara che al termine del periodo transitorio” i datori di lavoro risolveranno definitivamente il contratto con i propri lavoratori incompatibili con la nuova legge” (fonte Italia Oggi).