Lavoro, giorno della verità per la Riforma Fornero: oggi voto in Senato

Pubblicato il 2 Maggio 2012 10:18 | Ultimo aggiornamento: 2 Maggio 2012 10:18

ROMA – Sul lavoro oggi potrebbe essere il giorno della verità: si vota infatti il ddl nella XI Commissione del Senato dopo che la Commissione Bilancio avrà dato il suo parere sulla copertura economica delle misure. “Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita” è intitolato il disegno di legge Fornero che attende di essere licenziato. Un migliaio sono gli emendamenti sottoposti allo scrutinio della Commissione Lavoro. Una pausa di riflessione era stata invocata per trovare un compromesso che limitasse modifiche e correzioni in particolare sulla cosiddetta flessibilità in entrata. Il Pdl chiedeva di ridimensionare la stretta su contratti a termine, partite Iva e lavoro a chiamata e di abbassare le percentuali obbligatorie di stabilizzazione degli apprendisti.

Il Pdl si è fatto portavoce delle istanze degli imprenditori preoccupati che una normativa troppo stringente li avrebbe costretti a licenziare; i sindacati, al contrario, difendono l’esito della trattativa sulla riforma così come è stata raggiunta e la ritengono un punto alto di intesa per contrastare e prevenire il regime di precarietà diffusa, fatte di false partite Iva e abusi sugli associati in partecipazione. Per flessibilità in entrata si intendono tutte le forme contrattuali che permettono alle aziende di reclutare personale senza assumerlo in pianta stabile con contratti a tempo indeterminato: e quindi lavoro a progetto, contratto di lavoro a tempo parziale o intermittente, fino al ricorso alle partite Iva.

Ma la partita non è ancora conclusa anche sulla flessibilità in uscita, in particolare sulle previsioni della legge per i licenziamenti disciplinari illegittimi sanzionati con il reintegro. E poi una limatura nella conciliazione: prima di procedere a un licenziamento economico, l’effettività del recesso deve, secondo i propositi di modifica, scattare “al momento della dichiarazione dell’intenzione”, per evitare che comportamenti fraudolenti del lavoratore che, per esempio, con una finta malattia potrebbero dirottare il motivo del licenziamento dall’economico al disciplinare.

Gli auspici che la riforma arrivi in porto sono alti, con il relatore Pd Tiziano Treu ottimista (“siamo vicinissimi alla costa”) e quello Pdl Castro più prudente che teme la presenza di scogli invece di porti sicuri. Fuor di metafora, il Pdl in Commissione sembra voler assumere posizioni più concilianti rispetto ai toni da ultimatum come quelli raggiunti dal capogruppo al Senato Maurizio Gasparri che, senza giri di parole, minacciava di ritirare l’appoggio “su norme che distruggerebbero l’occupazione”.