Ristoranti e bar a rischio chiusura con nuovo Dpcm. Coldiretti: “Perdita di 3,8 miliardi”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Novembre 2020 15:45 | Ultimo aggiornamento: 4 Novembre 2020 15:45
Natale, bozza Dpcm: cenone solo coi familiari (quali?). Dal 4 forse riaprono bar e ristoranti

Natale, bozza Dpcm: cenone solo coi familiari (quali?). Dal 4 forse riaprono bar e ristoranti (Foto Ansa)

Con il nuovo Dpcm, il rischio chiusura degli oltre 180mila ristoranti, bar e pizzerie comporterebbe una perdita di 3,8 miliardi. 

Una perdita di fatturato di 3,8 miliardi è l’effetto della chiusura per un intero mese degli oltre 180mila ristoranti, bar e pizzerie situati nelle aree classificate – nel nuovo Dpcm – di gravità massima o elevata in base al rischio contagio da coronavirus.

E’ quanto emerge dallo studio della Coldiretti sulle conseguenze dell’entrata in vigore del nuovo Dpcm che individua tre livelli di rischio in Italia.

Nelle aree ad elevata gravità e in quelle di massima gravità, sono sospese tutte le attività di ristorazione.

Si tratta di oltre la metà delle strutture di ristorazione presenti sull’intero territorio nazionale.

Nelle zone critiche è consentita la sola consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle vicinanze dei locali.

A preoccupare è anche lo stop all’attività degli oltre 10mila agriturismi presenti in queste aree.

Lombardia la più colpita

La più colpita dalle misure restrittive è la Lombardia, che conta il maggior numero di locali per la ristorazione, oltre 51mila.

Limitazioni permangono però anche nel resto del territorio nazionale non compreso nelle due fasce più critiche dove le attività di ristorazione sono consentite solo dalle ore 5 alle 18 con la possibilità sempre della consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22 della ristorazione con asporto.

Filiera agroalimentare in allarme

Gli effetti della chiusura delle attività di ristorazione si fanno sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare.

Sono molte le disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all’olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura.

In alcuni settori come quello del pesce e del vino, la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato.

Le limitazioni alle attività di impresa – conclude la Coldiretti – devono dunque prevedere un adeguato e immediato sostegno economico lungo tutta la filiera per salvare l’economia e l’occupazione in un settore chiave del Made in Italy. (fonte AGI)