L’ultima di Roubini: “I Paesi come la Grecia fanno meglio a uscire dall’euro”

Pubblicato il 13 Giugno 2011 17:35 | Ultimo aggiornamento: 13 Giugno 2011 21:21

Nouriel Roubini (Lapresse)

NEW YORK, 13 giu – L’economista americano Nouriel Roubini, nato in Turchia da una famiglia di ebrei iraniani (un personaggio, nickname “Dottor Catastrofe, leggi qui), questa volta la spara grossa: ”C’è una sola strada reale per riportare competitività e crescita” nelle economie periferiche dell’area euro, ovvero uscirne ”tornare alle valute nazionali e portare avanti una forte svalutazione nominale e reale”, ha detto al Financial Times, sottolineando che ”ora ovviamente l’idea di lasciare l’euro è considerata inconcepibile dalla Grecia e dal Portogallo”.

”Scenari inconcepibili ora potrebbero però materializzarsi nei prossimi cinque anni, soprattutto se alcune delle economie periferiche stagneranno”, ha aggiunto.

”Una ristrutturazione del debito ci sarà. La domanda è quando (prima o dopo) e come (in modo ordinato o disordinato). Ma anche una riduzione del debito potrebbe non essere sufficiente per riportare competitività e crescita. E in questo caso l’opzione di lasciare l’area euro diverrà dominante: i benefici del restarci saranno inferiori a quelli dell’uscita, non importa quanto difficile e disordinata sarà”.

Su Blitz avevamo scritto che l’uscita della Grecia dall’euro sarebbe una catastrofe, per la Grecia e per l’euro.

Ma a Roubini l’argomento piace e questa non è la prima dichiarazione che fa in proposito. Prendiamo solo quelle delle ultime settimane per non farla troppo lunga.
Il 29 aprile aveva sentenziato che “salvare la Grecia è uno spreco di risorse pubbliche”, perché “anche se la Grecia riuscisse ad abbassare il deficit pubblico dall’attuale 13,6% al 3% del Pil nel giro di tre anni, una condizione inclusa nel piano di salvataggio della Ue e dell’Fmi, la questione della competitività resterebbe irrisolta. Per affrontarlo seriamente occorre un periodo di deflazione (salari e prezzi in discesa) che potrebbe durare cinque anni, un’opzione politicamente inaccettabile. Insomma una mission impossible”.

Il 6 maggio aveva detto che “il piano di austerità draconiano inflitto alla Grecia non risolve il problema del debito che è destinato a raggiungere presto il 160% del pil. La soluzione passa dalla ristrutturazione del debito, facendo tesoro dell’esperienza dei Brady Bonds. Non vedo ragione per non adottare questa strategia”.