Rating sul debito pubblico/ Roubini: “Se anche gli Usa perdono la tripla A…”

Filippo Bernardi - Scuola Superiore Giornalismo Luiss
Pubblicato il 26 maggio 2009 15:04 | Ultimo aggiornamento: 26 maggio 2009 15:23

L’uscita dalla crisi economica sarà «un processo lento». L’economista di fama mondiale Nouriel Rubini, nato a Instanbul e laureatosi alla Bocconi nel 1982, si dissocia dai toni troppo ottimistici: c’è un «rallentamento della caduta», spiega. Ma «il peso del debito è così alto che avremo circa due anni di crescita molto debole». E il rischio che Gli Stati Uniti possano perdere una delle tre “A” che ne fanno un Paese a massima affidabilità finanziaria, sottolinea, «potrebbe essere un elemento cruciale».

«Si può essere un po’ meno pessimisti di qualche mese fa, ma occorre realismo». Roubini, eletto dalla rivista “American Prospect” secondo (dopo il Generale Petraus) intellettuale più influente del mondo, arriva subito al dunque: «Tutto il sistema – dice – sta continuando a rientrare dai debiti e ne avrà ancora per un bel pezzo».

«Da chi dovrebbe arrivare una ripresa pimpante?», chiede in maniera retorica. E risponde: non dalle famiglie, già alle prese con «esposizioni debitorie senza precedenti». Non dal sistema bancario e finanziario che «ha ancora qualche migliaia di miliardi, tre secondo il Fondo monetario internazionale – e qualcosa di più secondo Rubini – di perdite da colmare». E non può venire nemmeno dalle imprese «a loro volta indebitate eccessivamente». Insomma, «la situazione è complessa – conclude – e impone di procedere con tempi non rapidi».

D’altronde – assicura l’economista – è diminuito il pericolo di nuove perdite bancarie negli Stati Uniti e in Europa: «Direi che i rischi sistemici sono superati – spiega – Non vedo più situazioni da sala di rianimazione. Ma la possibilità di numerose embolie locali».

La scorsa settimana la società di rating Standard&Poor, riferendosi alla situazione della Gran Bretagna, ha ricordato che un debito pubblico pari al 100 per cento del prodotto interno lordo (un traguardo negativo che lo Stato d’oltremanica potrebbe raggiungere entro tre anni) è incompatibile con lo status di tripla A. Ovvero il punteggio massimo che viene riconosciuto a quei paesi che offrono un’assoluta solvibilità di lungo periodo.

Secondo Roubini il rischio potrebbe presentarsi anche per gli Stati Uniti, che le tre A ce le hanno dal 1917. «Washington – spiega l’economista – farà di tutto per evitarlo», «Ma certamente l’evoluzione della crisi impone di prestare attenzione anche a questi aspetti».