Russia, allarme grano: siccità rovina raccolto, prezzi volano

Pubblicato il 2 agosto 2010 16:35 | Ultimo aggiornamento: 2 agosto 2010 16:35

Il mercato è in piena fibrillazione, c’è il rischio che i prezzi schizzino verso l’alto anche per i consumatori, evenienza questa che rischia di produrre una grave crisi alimentare. Il settore del grano sta vivendo giorni di tribolazione e sta con le orecchie aperte verso est, da dove arrivano notizie preoccupanti sull’andamento dei raccolti russo, ucraino, kazako.

La Russia è uno dei più grandi produttori mondiali di frumento. Attualmente è nel mezzo di una terribile ondata di caldo, che sta provocando danni e vittime. Ma, in realtà, la questione non è di questi giorni: da giugno è piena siccità e i raccolti di grano stanno subendo un pesante contraccolpo.

Oggi il presidente dell’Unione russa del grano Arkady Zlochevsky, parlando con la “Ria novosti”, non ha escluso che possa essere necessario attingere alla riserva. Nei giorni scorsi, la sua organizzazione aveva diffuso dati preoccupanti, tagliando la stima del raccolto di grano da 81-85 milioni di tonnellate a 75-78 milioni di tonnellate, delle quali 45 milioni sarebbero di frumento.

Ma si tratta di una delle stime più ottimistiche: ci sono gruppi di studio e analisti che rivedono ancora più in basso la stima. Tenendo presente che la domanda interna di quest’anno è stimata attorno a 70 milioni di tonnellate e la Russia comunque ha degli impegni internazionali, Zlochevtsky ha spiegato che prevede un’export di 14-15 milioni di tonnellate contro i 21,4 milioni dello scorso anno. Le riserve di grano russe stanno attorno ai 24 milioni di tonnellate, di cui 9,5 milioni sono nelle mani del governo.

Due notizie preoccupanti anche da Ucraina e Kazakistan: una situazione pesante, che porta anche tensioni di natura politica. Vladimir Zhirinovsky, leader del partito liberaldemocratico, ha chiesto di fermare completamente le esportazioni. E altrettanto ha fatto il leader del partito comunista Gennady Zyuganov.

I raccolti più colpiti sono stati quelli lungo il fiumeVolga, nelle regioni tra Saratov e Nizhny Novgorod, e quelli nella parte meridionale della Russia europea e degli Urali, nelle aree tra Orenburg e Ufa. Il dato negativo si estende poi anche al Kazakistan, che per il 2010-2011 prevede di esportare 6-7 milioni di tonnellate di grano. Il raccolto del paese centro-asiatico dovrebbe essere in totale di 13,5 milioni di tonnellate, con un calo del 33 per cento rispetto a quello dello scorso anno.

Cattive notizie anche dall’altro grande produttore della regione, l’Ucraina. La situazione non deve essere buona se Kiev ha imposto controlli “di qualità” alla dogana che, di fatto, equivalgono a un divieto d’esportazione. Secondo il sito specializzato Agrimoney.com, Kiev potrebbe anche imporre delle quote per quanto riguarda le esportazioni.

Tutte notizie preoccupanti che, assieme a quelle provenienti dal Canada (un 20 per cento in meno di raccolto per le violente piogge) che stanno provocando il panico sui mercati e fanno volare il prezzo dei futures. Secondo Agrimoney, venerdì a Parigi i futures per le forniture di novembre si sono attestati a 195,25 euro per tonnellata, il prezzo più alto da agosto 2008. Presto l’effetto deleterio potrebbe arrivare alle tasche dei consumatori.