Saldi il 6 gennaio, ma nei negozi già ora si “salta la fila” per la “prima scelta”. La soluzione? Il “saldo libero”

Pubblicato il 29 Dicembre 2010 15:33 | Ultimo aggiornamento: 29 Dicembre 2010 15:34

Tutti ad aspettare i saldi per comprarsi il cappotto, la giacca o la gonna. Tutti? Non proprio. I saldi nei negozi cominciano ufficialmente in tutte le Regioni del Nord, nel Lazio e in Puglia il 6 gennaio, giorno della Befana o Epifania che dir si voglia. Nei giorni degli acquisti di Natale si è andati su guanti, sciarpe, insomma accessori di abbigliamento. Per i pezzi grossi, per i “capi spalla” come si dice in gergo commerciale, tutti aspettano i saldi per comprare al 30/40 per cento di meno. La contropartita sta nelle lunghe e fastidiose fila, nel trovare o non trovare il modello prescelto, la misura adatta: forse è finita, forse bisogna ripiegare su una seconda scelta. Tocca a tutti. Tutti? Mica tanto. Basta andare a vedere quel che succede nei negozi nei giorni tra il dopo Natale e l’Epifania. Se l’acquirente esita di fronte al prezzo del cartellino, quasi sempre chi vende invoglia a comprare con un tacito ma esplicito “facciamo come i saldi ci fossero già”: venti per cento in meno quasi garantito. E l’acquirente compra, risparmia un po’ di meno ma “salta la fila” e sceglie, anzi ha la prima scelta. Sono i “saldi all’italiana”, si fa slalom tra le regole e chi è più bravo arriva prima e bene “alloggia”.

Ineguaglianze tra consumatori, nervosismi, polemiche, rituali battaglie sulla data teorica ed effettiva dei saldi. Con il “contorno” risibile di Regioni e città dove i saldi ci sono e altre no, spiegarlo a un turista straniero che a Milano e Roma quel giorno si compra con lo sconto e a Firenze e Napoli a prezzo intero. Questa piccola-grande e discretamente ipocrita festa dell’arte di arrangiarsi tra saldi ufficiali e semi clandestini potrebbe e dovrebbe essere chiusa. In un solo modo: liberalizzando i saldi, dando a ciascun negoziante la libertà di praticare lo sconto che vuole quando vuole. Sarebbe un  atto di chiarezza e di giustizia commerciale, una libertà commerciale in più per gli esercenti. Ma molti di loro dicono di no, temono la concorrenza, almeno quella libera. E subiscono, si infliggono reciprocamente la concorrenza semi clandestina. Vogliono che i saldi siano una protezione offerta alla corporazione e non un’occasione offerta alla singola azienda. Così in Italia si fanno i saldi per “gli amici”, con sms ai clienti affezionati perché vadano a comprare in negozio prima che arrivino gli “altri”. Si fanno i saldi “a occhio e simpatia”, i saldi pattuiti con uno sguardo. Si fa dei saldi una piccola-grande guerra interna tra commercianti e una riffa-ressa tra consumatori. L’unica cosa che non si fa è il saldo libero, responsabile, professionale per quelli che vendono e uguale per tutti quelli che comprano.