Salva Roma? L’addizionale Irpef più alta d’Italia non cala

di Dini Casali
Pubblicato il 24 Aprile 2019 12:02 | Ultimo aggiornamento: 24 Aprile 2019 13:02
Salva Roma? L'addizionale Irpef più alta d'Italia non cala

Salva Roma? L’addizionale Irpef più alta d’Italia non cala

ROMA – “La Lega è soddisfatta, i debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani ma restano in carico al sindaco”, esulta Matteo Salvini che in un Consiglio dei ministri disertato dai membri grillini, ha ottenuto lo stralcio del cosiddetto “salva Roma”.

Il debito resta dunque in carico ai contribuenti romani, avrebbe dovuto dire meglio Salvini, perché il sindaco Raggi continuerà ad avere le mani legate e la borsa vuota: l’aliquota addizionale Irpef già più alta d’Italia (a fronte dei servizi peggiori) resterà tale, l’idea di trasferire a un debitore più solido il carico dei 74,8 milioni di euro annui non piace alla Lega, non è stato capace di difenderla il Movimento 5 Stelle.

Il Tesoro avrebbe potuto scontare interessi più bassi del 5,34% fissato sul prestito obbligazionario da 1,4 miliardi di euro con scadenza 2048 che dal 2010 pesa nel bilancio comunale: Raggi avrebbe potuto spendere meno per interessi e meno per spese improduttive, consentendo al Comune di stornare parte dei 500 milioni messi ogni anno a bilancio solo per finanziarie la gestione commissariale del debito storico.

Così non è, le tasse dei romani resteranno le più alte d’Italia mentre il Comune ha già esaurito i fondi per l’annunciata guerra alle buche (oggi su Il Messaggero l’allarme lanciato dai municipi).

Il salva Roma stralciato. I commi stralciati dall’articolo del dl crescita sul Salva Roma disciplinano la possibile assunzione a carico del bilancio dello Stato degli oneri derivanti dal pagamento degli interessi e del capitale delle obbligazioni del Comune “attualmente inclusi nella massa passiva della gestione commissariale per il piano di rientro del debito pregresso della capitale”. Gli oneri, si poteva leggere nella relazione tecnica all’ultima bozza del decreto, ammontano a 74,8 milioni annui dal 2020 al 2048 e sono posti a carico di un Fondo presso il Mef. (fonte Ansa, Il Messaggero)