La salvezza dell’Euro nella lunga notte della trattativa

Pubblicato il 11 Maggio 2010 9:13 | Ultimo aggiornamento: 17 Maggio 2010 9:14

Sono le 2 di notte passate quando le agenzie di stampa battono l’accordo raggiunto all’Ecofin nella domenica più tormentata che l’Europa abbia conosciuto da quando è iniziata l’era dell’euro. A Bruxelles le prime indiscrezioni diventano una conferma. Poi un grido di gioia: 750 miliardi per salvare l’euro! fino a 60 miliardi saranno messi a disposizione dei Paesi Ue in difficoltà dalla Commissione. In più i 16 Stati dell’Eurozona varano un Special purpose veichle (Spv) fornendo garanzie fino a 440 miliardi a difesa della moneta unica. L’accordo tra i governi europei arriva appena in tempo per l’apertura dei listini.

Un minuto dopo, infatti, in Giappone il Nikkei balza a +1,30%. Sono le 9 del mattino. Una dopo l’altra aprono le borse asiatiche. Da Hong Kong a Taiwan i segnali sono tutti positivi. I mercati approvano le decisioni dei governi europei. All’alba, nel vecchio continente, è una vera e propria riscossa: brilla Madrid (che chiude con un rialzo del 14,43%), Atene reagisce con un balzo dell’9,13%. Rialzo a due cifre per Lisbona (+10,64%), mentre Parigi corre a +9,66%. La performance meno eccellente è di Francoforte (+ 5,30%), che sconta però il peso delle elezioni regionali e l’arretramento della coalizione firmata Merkel. Euforica Milano: il listino recupera 40 miliardi e registra il secondo miglior risultato di sempre. Nel complesso l’Europa recupera 350 miliardi di euro di capitalizzazione.

A trainare i listini sono soprattutto le mosse delle banche europee, in quella che rischiava di passare alla storia come “bloody sunday” per le finanze dell’Unione. Mentre a Bruxelles i 27 ministri economici discutevano da otto ore sul piano salva-stati, tra il no della Gran Bretagna e una Germania incerta sul da farsi (il titolare, Schauble, colto da malore improvviso, era stato sostituito all’ultimo dal ministro degli Interni tedesco), i governatori delle banche nazionali, capeggiati da Trichet, trovavano l’accordo in un summit straordinario a Basilea: e sancivano il loro contributo alla stabilizzazione dell’euro acquistando titoli sul mercato. L’intervento della Bce riassunto in tre mosse: acquisto di bond pubblici e privati dei Paesi più a rischio (per dare liquidità e sostegno ai mercati). Poi un’asta a 3 mesi a tasso fisso e un’altra a 6 mesi per le operazioni di rifinanziamento a lungo termine.

La trattativa all’Ecofin è molto più difficile. Da un lato la Gran Bretagna del rifiuto al piano; dall’altro una Merkel che scontava (nelle regionali in Germania) il suo appoggio alla salvezza della Grecia. Non sembravano aiutare le telefonate di Obama alla cancelliera tedesca che chiedono all’Europa di procedere verso la piena stabilità.  La Merkel non è convinta, preferisce i prestiti bi-laterali dei Paesi membri come la Grecia.

Verso l’una di notte si fa sentire anche il premier italiano, Berlusconi, che cavalca il momento per chiedere “un impulso allo sblocco dei negoziati”. Tremonti aveva spinto per il consenso sulla versione “B” del piano elaborato con il direttore Vittorio Grilli: prevedeva un fondo Ue per la stabilizzazione dell’euro finanziato con emissioni.  Idea concordata con il premier Berlusconi, a quanto dice Tremonti stesso, e chi si intersecava bene con la linea dura anti-speculazione del presidente francese Sarkozy, basata appunto sulla solidarietà dell’Eurozona.  Poi arriva la notizia dell’accordo di Basilea sugli Spv e anche Berlino si convince e firma l’accordo.