San Marino/ Bankitalia commissaria la banca bolognese controllata dal piccolo Stato off shore

Giancarlo Usai (Scuola di Giornalismo Luiss)
Pubblicato il 11 maggio 2009 14:32 | Ultimo aggiornamento: 11 maggio 2009 14:32

La Banca d’Italia reagisce e commissaria il gruppo Delta Spa. L’istituto di credito nato a Bologna meno di due anni fa si trova già ad essere sanzionato per alcune attività finanziarie “sospette” venute alla luce con l’ispezione voluta da Palazzo Koch.

Almeno due gli elementi che hanno spinto Bankitalia a prendere il provvedimento di commissariamento. In primo luogo, risulta che il 37% della raccolta interbancaria di Delta proviene dalla Repubblica di San Marino. La seconda informazione riguarda invece la composizione del suo Consiglio d’amministrazione. Già all’assemblea del 18 luglio 2007, infatti, sia la Sopar che il Banco Popolare si erano visti emarginati da un’azione congiunta della Cassa di risparmio di San Marino e della società Estuari, guidata proprio dal consigliere sanmarinese Paola Stanziani. Oltre alla provenienza della raccolta di denaro, dunque, anche la composizione del Cda ha insospettito gli ispettori della Banca d’Italia.

Il motivo di tanta diffidenza nei confronti della Cassa di San Marino è dovuto alle solite critiche che Palazzo Koch muove alle troppo permissive norme antiriciclaggio del piccolo Stato appenninico, oltre alla «sussistenza nell’ordinamento bancario e finanziario sanmarinese di previsioni che consentono l’opponibilità del segreto bancario e la mancanza, allo stato, di un accordo di cooperazione fra le autorità italiane e sanmarinesi».

In più, c’è da considerare l’indagine aperta dalla procura di Forlì che ha decapitato i vertici della principale banca del piccolo Stato. Un traffico di almeno un miliardo e duecento milioni di euro, negli ultimi quattro anni, aveva portato la Cassa di risparmio ad aiutare gli imprenditori italiani che volevano evadere il fisco. Con un giro di fatture e assegni grazie a dei prestanome, i titolari di alcune aziende facevano pervenire i loro conti “gonfiati” a San Marino dove l’istituto di credito, in seguito, richiedeva alla sede di Forlì della Banca d’Italia le cifre in contanti necessarie per pagare gli assegni che le venivano presentati. In questo modo, i crediti fittizi da cui tutto partiva si trasformavano in banconote “ripulite” grazie al loro passaggio attraverso la Repubblica sanmarinese.