Sanità Renzi: riduzione esami/visite per finanziare taglio tasse. Decreto in aula

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 luglio 2015 9:08 | Ultimo aggiornamento: 27 luglio 2015 9:15
Sanità Renzi: riduzione esami/visite per finanziare taglio tasse. Decreto in aula

Sanità Renzi: riduzione esami/visite per finanziare taglio tasse. Decreto in aula

ROMA – Il Governo è a caccia di 10 miliardi per coprire le misure della prossima legge di Stabilità, che conterrà anche le prime misure di riduzione del peso fiscale (taglio delle tasse sulla prima casa) ed è molto probabile che una parte dei fondi venga dalla sanità. Non ci saranno i soliti tagli lineari, confermano sia il commissario alla revisione della spesa Yoram Gutgeld che il ministro Beatrice Lorenzin, ma una parte dei risparmi derivanti dall”efficientamento’ del sistema, che Lorenzin ha sempre chiesto di reinvestire nel Servizio Sanitario Nazionale, potrebbero invece prendere altre vie.

Una parte delle misure menzionate da Gutgeld è peraltro già ‘impegnata’. Alcuni provvedimenti, come la rinegoziazione dei contratti, sono stati anticipati dalla Conferenza Stato-Regioni nell’accordo dello scorso luglio per trovare 2,3 miliardi a copertura del mancato aumento del Fondo Sanitario Nazionale. Le misure sono state inserite la scorsa settimana dalla Commissione Bilancio del Senato e che vanno in aula già da domani, anche se su alcune – come l’adozione del payback, il ripiano dello sfondamento dei tetti di spesa da parte delle aziende, e la stessa rinegoziazione dei contratti – sono fortemente osteggiate. Al Senato il ricorso alla fiducia da parte di Matteo Renzi è più di una possibilità.

“Tagliare 10 miliardi alla sanità pubblica per coprire l’abolizione della Tasi è quello che fa la destra conservatrice in tutto il mondo. Sono le idee di Reagan e Tatcher“, ha replicato duramente il capogruppo alla Camera di Sel di Arturo Scotto a Gutgeld che non ha negato come una parte dei risparmi possa finire in casse diverse da quelle destinate alla sanità pubblica.

Le misure previste dal commissario, anticipate in un’intervista a Repubblica, riguardano tra le altre cose gli acquisti di beni e servizi e l’appropriatezza delle prescrizioni. “Il commissario declina tutte le misure contenute nel Patto della Salute, e non posso che esserne contenta – afferma il ministro Lorenzin -. Gli interventi sono tutti in base ai contenuti del Patto, dalla maggiore efficienza alla lotta alla medicina difensiva e alla trasparenza dei dati”. Roberto Petrini su Repubblica spiega il meccanismo dei tagli per razionalizzare la spesa e in prospettiva migliorare la qualità dei servizi. I medici che prescrivono analisi e ricette con troppa facilità per non rischiare controverse giudiziarie pagheranno d tasca loro.

In ballo c’è un pacchetto di misure per 2,3 miliardi nel 2015, altrettanti nel 2016 e nel 2017. Importanti, e in qualche caso dolorosi, i provvedimenti che riguarderanno direttamente i cittadini. In primo luogo c’è il taglio delle prestazioni specialistiche (visite, esami strumentali ed esami di laboratorio) non necessarie (nel linguaggio tecnico: non appropriate). Il ministero della Salute con un imminente decreto stilerà la lista delle situazioni e patologie dove analisi e approfondimenti sono necessari,se si è fuori della lista si pagherà di tasca propria.

La norma prevede anche una stretta sui medici perché il principio che ispira la razionalizzazione è che bisogna frenare il fenomeno della cosiddetta “medicina difensiva”: medici che per mettersi a riparo da eventuali vertenze giudiziarie, “elargiscono” con facilità analisi e controlli. Da oggi chi sbaglia subirà un taglio allo stipendio. (Roberto Petrini, La Repubblica).

Dalle misure del Patto, ribadisce il ministro, possono venire dieci miliardi di euro in 3-4 anni  mentre inappropriatezza prescrittiva e medicina difensiva pesano per ben 13 miliardi l’anno. Cifre che una volta recuperate dovevano servire per l’ammodernamento della sanità, ma che secondo Gutgeld “possono essere utilizzate per raggiungere gli obiettivi di finanza pubblica”.

“Io mi batto perché le risorse rimangano nel sistema – sottolinea Lorenzin – poi se si riducono le tasse è evidente che questo è un beneficio di tutti. Una parte potrà andare nel ridurre le tasse ma il resto va a personale, ricerca e nuove tecnologie, e in generale a migliorare i servizi”.