Saras, aumentano ricavi e perdite. Il titolo crolla in Borsa

Pubblicato il 10 agosto 2012 12:06 | Ultimo aggiornamento: 10 agosto 2012 12:10
moratti saras

Gian Marco e Massimo Moratti

MILANO – Saras aumenta le perdite e crolla in Borsa.  Il gruppo della famiglia Moratti, registra nel primo semestre ricavi per 5.787 milioni (+9%) e una perdita di 117,7 milioni (contro un utile di 82,2 nelle stesso periodo dell’anno scorso) legata al calo dei prezzi petroliferi nel secondo trimestre, che ha causato una pesante svalutazione degli inventari petroliferi.

A renderlo noto è un comunicato dello stesso gruppo dove si sottolinea  il miglioramento dell”indebitamento netto a 82 milioni dai 653 milioni di inizio anno. Nella seconda metà del 2012 la società potrà contare sulla piena disponibilita’ dei propri impianti dopo la chiusura di un importante ciclo di manutenzione programmata e se, i margini di raffinazione si manterranno ai livelli attuali, i risultati saranno ”in sensibile crescita”.

Ai mercati, però, non basta. E il titolo, venerdì mattina,  cede l’8,14% a 0,86 euro. Non particolarmente elevati gli scambi: al momento sono passate di mano 2 milioni di azioni, contro una media quotidiana dell’ultimo mese di Borsa di 6,5 milioni di ‘pezzi’.

Secondo gli operatori si tratta di un calo fisiologico anche perche’, dai minimi di fine giugno a 0,66 euro, il valore dell’azione in queste settimane era cresciuto del 40%. A deludere gli analisti sono stati comunque i conti del secondo trimestre: il margine operativo lordo comparabile è stato di 33,6 milioni di euro, contro una media di 52 milioni del ‘consensus’. La perdita netta destagionalizzata e’ stata di 29,3 milioni mentre gli analisti avevano stimato un rosso a quota 5 milioni.

Bene invece l’indebitamento netto di Saras – un dato molto volatile e influenzato dal prezzo del greggio – sceso a 82 milioni rispetto ai 653 milioni di inizio 2012 e ai 473 del 31 marzo, soprattutto per il forte calo del ‘circolante’ dovuto all’ottimizzazione degli inventari, alla riduzione delle quotazioni petrolifere e alle dilazioni dei pagamenti all’Iran dopo l’embargo decretato dall’Unione europea a inizio luglio.

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